Coronavirus, i verbali del Cts: a marzo misure differenziate

Nello specifico, il Comitato tecnico scientifico propone al governo di "adottare due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l'altro sul territorio nazionale"

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

MILANO – Oltre 200 pagine,di verbali, rapporti, cartine sulla diffusione del contagio e misure da adottare per trattare i pazienti più fragili, come quelli oncologici o le partorienti. C’è questo e molto altro nei 5 verbali del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile, istituito per monitorare l’andamento della pandemia in Italia e consigliare il governo nelle fasi cruciali. Pagine che ‘fotografano’ l’epidemia e che sono state pubblicate sul sito della Fondazione Einaudi che ha chiesto e ottenuto che quei verbali fossero desecretati dalla Presidenza del Consiglio. “Il Dipartimento della Protezione civile della presidenza del consiglio ha già consegnato i verbali del Comitato tecnico scientifico – ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza la trasparenza è stata sin dall’inizio una regola che sin dall’inizio ci siamo dati ed è una regola. Un valore al quale non intendiamo assolutamente rinunciare”.

I verbali del Cts

Tra le righe dei verbali appare una vera e propria “radiografia” del contagio, dalle primissime fasi ben rappresentate nel verbale dl 28 febbraio. In cui si consiglia di mantenere le “zone rosse” per i 10 comuni del Lodigiano e per Vo’ Euganeo, già molto colpiti dal virus. La notizia che a Codogno era stato individuato il primo paziente, un uomo di 38 anni, era di appena una settimana prima. La situazione, però, agli esperti designati dal governo appariva già “complessa” dal punto di vista epidemiologico in “Emilia Romagna, Lombardia e Veneto”.

Appena una settimana dopo, il Cts raccomanda che “la popolazione, per tutta la durata dell’emergenza, debba evitare, nei rapporti interpersonali, strette di mano e abbracci”. I tecnici prevedono anche un aumento del 50% dei posti in terapia intensiva e del 100% nei reparti di pneumologia e di malattie infettive”. E predispongono uno spostamento del personale medico e infermieristico nelle regioni più colpite.

Le misure consigliate a marzo

Solo il 7 marzo, però, il Cts consiglia la creazione di “zone gialle” in “Emila Romagna, Lombardia e Veneto, nonché le province di Pesaro Urbino e Savona”. E “di rivedere la distinzione tra cosiddette ‘zone rosse’ (gli undici comuni della Lombardia e del Veneto già isolati dal 1 marzo, ndr.). Di fronte al progredire rapido del contagio, poi, il consiglio è quello di “mantenere le misure almeno fino a tutto il periodo pasquale”. Bloccati anche i colloqui con i parenti per i detenuti e consigliate misure alternative alla detenzione, come gli arresti domiciliari.

Nello specifico, il Comitato tecnico scientifico propone al governo di “adottare due livelli di misure di contenimento. Uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l’altro sul territorio nazionale”. Nello specifico: misure più rigorose in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”. Due giorni dopo, il 9 marzo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia il lockdown in tutta Italia.

Le misure per la Fase 2

Nonostante le misure severe, il 30 marzo il Cts fa notare come “alcune raccomandazioni e o norme tecniche o circolari nonostante la emanazione e la distribuzione ai territori, non vengano prontamente recepite dal territorio mostrando la mancanza di applicazione delle decisioni assunte”. “Per tale motivo – si legge nel verbale di quella riunione – al fine di dare immediata ed ampia applicazione delle decisioni o delle raccomandazioni, il Cts propone al capo del dipartimento della Protezione Civile ed al ministero della Salute la eventualità di emanazione di ‘ordinanze di protezione civile’, avente maggiore forza normativa”.

Si delineano anche le misure da adottare per la fase 2, come la mappatura dei contagi attraverso test sierologici “da validare al più presto” e app o tracciamento informatico. Solo nella riunione del 9 aprile, quando la curva si sta lentamente abbassando, il ministro Speranza, aprendo una riunione del Cts delinea la strategia da tenere dopo la quarantena e “gli aspetti strategici della rimodulazione delle misure di contenimento a partire dalla data del 14 aprile per dare inizio al cosiddetto ‘Modello Italia di fase 2 per la gestione integrata dell’emergenza pandemica da SARS- Cov-2 per il ritorno nell’ordinario”. L’invito di Speranza è a tenere un atteggiamento di “grandissima prudenza” pur procedendo a “una cauta riduzione delle misure di contenimento”.

(LaPresse/di Benedetta Dalla Rovere)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome