Migranti, mezzi anti-sbarchi dalla Tunisia dopo il pressing di Di Maio

E sono diversi i pentastellati che si complimentano con la mossa dell'ex capo politico, dal deputato questore Francesco D'Uva alla vice ministra del Mef, Laura Castelli

Foto Domenico Stinellis / AP in foto Luigi Di Maio

MILANO – Mezzi dalla Tunisia per fermare gli sbarchi dopo il pressing del ministero degli Esteri, Luigi Di Maio. La questione migranti resta una patata bollente per il governo, ma più di qualcosa sembra muoversi, mentre è ancora al collasso l’hotspot di Lampedusa, in attesa dell’intervento della prima delle due navi-quarantena mandate dal Viminale. “La Direzione generale delle Dogane mette a disposizione tutti i mezzi per la lotta all’immigrazione irregolare”, spiega una nota, tradotta dall’arabo, della Dg delle Dogane della Tunisia, che di fatto dà avvio alle operazioni dopo le sollecitazioni dell’Italia e titolare della Farnesina.

Si tratta di “mezzi importanti composti da unità marittime, dispositivi di rilevamento e squadre di ricerca nei punti di attraversamento marittimo”. E non solo. Le unità delle Dogane tunisine “assicurano interventi marittimi in pieno coordinamento con la Marina militare e la Guardia costiera”. La Direzione generale delle Dogane chiarisce poi che “opera nel contrasto delle operazioni di attraversamento clandestino delle frontiere, a partire dai porti, tramite i dispositivi di rilevazione, che hanno consentito di arrestare 404 persone dentro container e rimorchi”.

La mossa del ministro Di Maio

Tra l’altro, “sono già diversi i barchini, partiti per l’Italia, fermati a ridosso delle coste tunisine”, ricorda Di Maio. “Sulla questione migranti – scrive su Facebook – ho sempre detto che con le urla e gli slogan non si sarebbe trovata alcuna soluzione. Per fermare gli sbarchi dalla Tunisia serviva concretezza e dialogo con le autorità tunisine. È quello che questo governo sta facendo e i primi risultati stanno arrivando”. E sono diversi i pentastellati che si complimentano con la mossa dell’ex capo politico, dal deputato questore Francesco D’Uva alla vice ministra del Mef, Laura Castelli.

L’accordo raggiunto con la Tunisia

Fino ai deputati M5S della commissione Bilancio: “Ringraziamo il Ministro per la sua attività diplomatica di alto livello, anche perché il tema immigrazione è in questa fase storica ancor più delicato del solito, se si pensa alle possibili ricadute che può avere sulla sicurezza pubblica in termini di aumento dei contagi per Covid”. Proprio su questo tema è ancora allerta in Veneto. Con il governatore Luca Zaia che usa il pugno di ferro: “Strutture come i centri di accoglienza di Jesolo e dell’ex caserma Serena di Casier non soltanto sono fuori dalla storia e dalla realtà, ma lo sono ancora di più da un punto di vista sanitario perché aggregazioni del genere non sono in linea con le norme anti Covid”. “Qui – sbotta – non si tratta di razzismo, genere, etnia, religione… Qui si parla esclusivamente di salvaguardia della salute pubblica. Strutture di questo tipo devono essere chiuse”.

I primi rimpatri

Intanto, sono partiti oggi da Roma verso la Germania 58 richiedenti asilo. Erano sbarcati in Italia il 16 e 30 ottobre 2019 dalla nave Ocean Viking. Nessuno di loro è risultato positivo al Covid-19, fa sapere il Viminale, secondo cui salgono così a 141 i migranti richiedenti asilo trasferiti dopo la sospensione dei voli per il lockdown. Mentre Medici senza frontiere sarà insieme a Sea Watch a bordo della nuova nave Sea-Watch 4. In un tweet la Ong tedesca spiega che sarà “supportata dalla coalizione della società civile tedesca e europea United4Rescue. Gli stati Ue usano Covid come pretesto per limitare i soccorsi, noi scegliamo di esserci”. E il braccio di ferro continua.

(LaPresse/di Luca Rossi)

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