Più stampa, più libertà

Ernesto Paolozzi, docente di Storia della Filosofia contemporanea presso l'università Suor Orsola Benincasa di Napoli

Il giornalismo vive un momento di trasformazione che definire storico non è retorico. Soprattutto il giornalismo classico, quello della carta stampata. Ci troviamo stretti in una situazione paradossale. Da un lato un enorme flusso di informazioni, spesso false e fuorvianti, e dall’altro un generale conformismo per cui quella pluralità d’informazione che ci bombarda finisce col tradursi in un discorso banale, privo di senso. Non si può dunque non salutare come un segno di vitalità la nuova direttrice di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta Maria Bertone, la prima donna ad assumere questo ruolo in un quotidiano di Napoli dal dopoguerra ad oggi. Segnale forte, che fa ben sperare. Si spezza anche un altro luogo comune. Quello per cui nel Sud d’Italia, e a Napoli e nella sua provincia, ci sarebbe un’arretratezza storica e culturale per cui le donne non possono primeggiare. Mi farò qualche nemico, ma voglio ricordare Rosa Russo Iervolino, per 10 anni sindaco di Napoli tanto attaccata e vilipesa, ma che oggi dopo i disastri delle giunte comunali e regionali che si sono susseguite, non solo a Napoli e in Campania ma in tutta Italia, non può che non essere rimpianta per serietà, rigore e generosità. E’ un compito non facile quello che si assume in un momento in cui la carta stampata, è inutile nascondercelo, si scontra con la concorrenza crescente dell’informazione digitale. Eppure i giornali hanno una loro insospettata vitalità. Soprattutto, a mio modo di vedere, quelli che forniscono l’indispensabile cronaca di fatti e misfatti dei territori che il web copre in maniera generalmente superficiale, se non addirittura bizzarra. Rimanere dunque sempre legati al mestiere fondamentale che fa grande un giornale, quello del cronista. Del giornalista che insegue la notizia, che onestamente la verifica, che funge da barriera alle tante fake new che circolano. Mark Twain diceva scherzosamente che il giornalista “è colui il quale sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso”. E’ una battuta sagace che contiene una parte di verità ma non è tutta la verità. E’ vero invece che il giornalista autentico cerca la verità e che la verità, in questa prospettiva, diventa una garanzia di libertà. Poi certamente nessuno di noi conosce la verità assoluta, ognuno interpreta a suo modo, nessuno può saltare oltre la propria ombra e ci si porta dietro giudizi e pregiudizi storici, ambientali, familiari. Il problema non è essere neutrali, la neutralità è sostanzialmente un atto di viltà, perché bisogna sempre scegliere. Ma essere imparziali sì, ossia riconoscere i meriti degli altri, comprenderne le ragioni anche quando urtano con le nostre più radicate convinzioni. Il giornalismo per me, sarò forse un romantico, rimane una palestra di civiltà e libertà. Per cui quanti più giornali ci sono meglio è, quanti più cronisti girano per le strade delle città meglio è per la nostra civiltà e democrazia.

*Docente di Storia della Filosofia Contemporanea

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