Il Comitato tecnico chiese invano la zona rossa ad Alzano e Nembro il 3 marzo. Il Comitato vittime: presi in giro

Tutta la Lombardia e il resto d'Italia l'8 marzo si sono trovati a fare i conti con il lockdown

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 22-02-2020 Roma, Italia PoliticaCoronavirus, Giuseppe Conte al cdm straordinario alla protezione civile di RomaDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

MILANO – Il Cts ha proposto di istituire la zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, in provincia di Bergamo. Invano. Il suggerimento del 3 marzo scorso del Comitato tecnico-scientifico non è stato accolto dal governo, che cinque giorni dopo ha stabilito, invece, di avviare il lockdown in tutta la Lombardia e nel resto d’Italia. In un verbale, il numero 16, della riunione nella sede della Protezione civile, si trova scritto: “Il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa anche in questi due Comuni (Alzano e Nembro, ndr), al fine di limitare la diffusione dell’infezione nella aree contigue. Questo criterio oggettivo potrà, in futuro, essere applicato in contesti analoghi”. Una proposta lanciata sulla scorta dei dati del contagio.

La situazione a marzo

Il 3 marzo erano preoccupanti. Eccome. Nella sola Lombardia, 55 morti in 24 ore, 1.520 positivi e 167 posti di terapia intensiva occupati su 200. E proprio nella Val Seriana i numeri destavano attenzione. Alzano Lombardo e Nembro – si legge ancora nel verbale – “si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20, con molta probabilità ascrivibili ad un’unica catena di trasmissione. Ne risulta, pertanto, che l’R0 è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione di contagio”.

I consigli del Comitato tecnico scientifico

Ma l’invito partito dagli esperti del Cts all’esecutivo a fare un giro di vite in una delle zone più colpite dal coronavirus non è stato accolto. Due giorni dopo quella riunione, arrivano quasi 400 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri per l’eventuale chiusura in Val Seriana. La zona rossa sembrava alle porte dopo la decisione di inviare agenti e militari, ma poi ecco la ‘ritirata’. Perché tutta la Lombardia e il resto d’Italia l’8 marzo si sono trovati a fare i conti con il lockdown. Quindi, nessun provvedimento speciale simile a quello adottato a fine febbraio in 10 Comuni del Lodigiano.

La mancata zona rossa ad Alzano e Nembro

Per l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, “la verità emerge”. Lo scrive in una storia di Instagram, condividendo l’articolo de ‘L’Eco di Bergamo’. Ma per il sindaco orobico, Giorgio Gori, non è così: “Che il Cts avesse raccomandato la zona rossa in Val Seriana lo sappiamo dal 3 marzo. Che accade poi? Il governo esita 4 giorni e poi opta per la zona arancio estesa a tutta la Lombardia. La Regione, invece, si chiama fuori: la zona rossa non tocca a me. Ma non la chiede neanche al governo”. E Niccolò Carretta, consigliere regionale di Azione, si sfoga così su Facebook: “Il 3 marzo 2020, in piena emergenza, si svolse una riunione molto importante di cui, grazie ad un accesso agli atti che ho depositato il 7 aprile, ho ottenuto il verbale che mancava e che si aggiunge a quelli che il Tar ha chiesto di desecretare”. Ad Alzano Lombardo e Nembro, due paesi martoriati dal Covid-19, “purtroppo, come sapete, la zona rossa – aggiunge – non è mai arrivata e questi documenti, insieme alle indagini della magistratura aiuteranno a capire quali possono essere state le conseguenze di quella non-scelta”.

Comitato delle vittime sul piede di guerra

E non ci sta il comitato delle vittime ‘Noi denunceremo – Verità e giustizia per le vittime di Covid-19’, con sede a Brusaporto (Bergamo). “Se devo dire la verità, io come tutti i componenti del comitato ‘Noi denunceremo’ ci sentiamo anche abbastanza presi in giro, perché la notizia della pubblicazione di questo verbale non porta nulla rispetto alle considerazioni e alle richieste che noi abbiamo sempre fatto”, sbotta al telefono l’avvocatessa del comitato, Consuelo Locati. E ancora: “Tutti noi del comitato valuteremo anche come muoverci rispetto alle richieste di avere tutti i documenti desecretati almeno a partire dal 22 gennaio. Sicuramente poi, settimana prossima, vorrò andare in procura per parlare con la procuratrice, Maria Cristina Rota”. C’è di più. ‘Noi denunceremo’ in una nota si rivolge direttamente all’esecutivo: “Solo con la desecretazione di tutti questi documenti il governo potrà dare prova della volontà di fare chiarezza sui fatti occorsi e dimostrerà di avere rispetto delle persone. Il comitato da sempre vuole che si arrivi a capire se ci siano responsabilità e a chi siano attribuibili”.

(LaPresse/di Luca Rossi)

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