Juve-Sarri, fine di una storia mai nata. Ma è finito anche un ciclo

E' finita all'ora di pranzo una storia che in realtà non è mai nata. La Juventus da una parte, Maurizio Sarri dall'altra, le solite poche righe di un algido comunicato aziendale per sancire il divorzio

Foto Marco Alpozzi/LaPresse

TORINO – E’ finita all’ora di pranzo una storia che in realtà non è mai nata. La Juventus da una parte, Maurizio Sarri dall’altra, le solite poche righe di un algido comunicato aziendale per sancire il divorzio. Che era nell’aria, non dalla notte della cocente eliminazione contro il Lione ma da prima, da quando Andrea Agnelli – in occasione della passerella di Andrea Pirlo nuovo tecnico dell’Under 23 – aveva celebrato il nono scudetto di fila ringraziando tutti tranne l’allenatore. Eppure Sarri era stato voluto in capo a una lunga trattativa con il Chelsea perché Massimiliano Allegri non bastava più: per darsi un tono nella grandeur europea: già, ai successi andava unito lo spettacolo e il signor Maurizio veniva considerato una sorta di Arrigo Sacchi del Terzo Millennio. Invece no: troppo distante la Juventus da Sarri, anche solo nello stile, e troppo distante Sarri dalla Juventus, anche solo nell’approccio metodologico. Un matrimonio sbagliato, una storia che – per l’appunto – non è mai cominciata. Ma che qualcuno ha voluto e benedetto perché il signor Maurizio non si è presentato di sua spontanea volontà ai cancelli della Continassa. E l’identikit di quel ‘qualcuno’ non ha ancora tratti ben definiti.

All’addio si è giunti per inerzia, come per inerzia è andata avanti questa stagione stranissima, spaccata dal lockdown. Per capire quanto (poco) conti ormai lo scudetto nella testa dei dirigenti e dei tifosi, aver conquistato il titolo non è bastato a Sarri per restare sulla panchina bianconera. Sembra un paradosso, però non si è mai creato il giusto feeling tra lui e la società, in primis il presidente Agnelli. Che non ci ha pensato troppo a interrompere un rapporto di lavoro malato e a sconfessare la scelta compiuta appena l’estate scorsa. Il problema adesso non sarà trovare un sostituto – Pochettino in pole, Zidane il sogno, Simone Inzaghi l’outsider, Allegri la suggestione dei nostalgici – ma mettere insieme i cocci di una squadra a fine ciclo e riportare in bolla un mercato che era stato impostato secondo i desiderata di Sarri. Alla conta, Arthur e Kulusevski ci sono già, l’affare Jorginho salterà, Milik può cercarsi un altro domicilio, il destino di Ronaldo è da decifrare.

Sarri o non Sarri, la sensazione è che dopo nove stagioni trionfali, il ciclo di questa Juventus sia finito e che debba necessariamente prendere corpo una rifondazione ragionata. L’età media è molto alta, a cominciare proprio da CR7, non tutti posseggono ancora il codice genetico bianconero, il lavoro da fare per chi arriverà sarà durissimo, tra un paio di settimane inizia la preparazione, il tempo è tiranno, i mancati introiti della Champions peseranno sul mercato, molti faranno le valige, non si potrà spendere e spandere in considerazione della situazione finanziaria del club. Insomma, nulla di facile o di scontato. Anche perché vale sempre ciò che diceva Giampiero Boniperti: vincere è l’unica cosa che conta. Vincere la Champions, però…

(Vittorio Oreggia – LaPresse)

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