Regionali in Campania. Paolo Romano: “Sì Caldoro, ma non votate Lega”

L’ex presidente del Consiglio regionale: “Centrodestra immobile”. E poi l'affondo contro il Carroccio: "E' un partito contro il Mezzogiorno"

A cinque anni dal clamoroso arresto che gli negò la certa elezione a parlamentare europeo (per una ipotesi di reato caduta in appello dove è stato assolto con formula piena), Paolo Romano parla con ‘Cronache’ delle elezioni regionali alle porte.

Lei è stato presidente del consiglio regionale dal 2010 al 2015 nonché consigliere regionale per tre legislature. Non parteciperà da candidato, nonostante le sollecitazioni ricevute, alle prossime elezioni in Campania del 20 settembre. Se qualche suo amico elettore le dovesse chiedere indicazioni sullo schieramento politico al quale dare il suo consenso, cosa risponderebbe?

La mia storia politica è conosciuta da tutti. Sono un uomo di centrodestra, e resto tale. Anche oggi che l’area di riferimento mia e di tanti italiani non vive un momento di grande brillantezza, oggi che tanti politici a vario livello sono trasmigrati in partiti che hanno sempre combattuto.

Quindi quale dei partiti che compongono la coalizione gode delle sue simpatie?

Sono un moderato da sempre, per cultura e militanza. Credo che la candidatura di Stefano Caldoro sia stata un’ottima scelta, sicuramente la migliore, espressione di capacità e di trasparenza. Candidatura tra l’altro mai messa in discussione in concreto con ipotesi alternative. In tutta franchezza eviterei di indicare la Lega di Salvini quale destinataria del mio voto, qualsiasi altra lista della coalizione di centrodestra va bene.

Non ci vuole dire chi voterà tra i partiti che sostengono Caldoro, sicuramente però non la Lega. Motivo?

Non c’è un motivo, ce ne sono tanti. Innanzitutto la scarsa stima della Lega nei confronti degli uomini del meridione: nominare un commissario regionale (Nicola Molteni, n.d.r.), per giunta di Cantù, a pochi mesi dal voto significa bocciare in blocco il lavoro del partito in Campania, che pure i sondaggi davano in gran salute. Passando poi all’attività di delegittimazione fatta da Matteo Salvini stesso nei confronti di Caldoro, attività priva di strategia visto che un nome alternativo non è stato mai fatto. Gli attacchi portati ad Armando Cesaro e a Clemente Mastella hanno messo a nudo tutte le difficoltà di Forza Italia, difficoltà che hanno addirittura permesso al leader leghista di dettare le condizioni in quella che fu la casa dei garantisti. Ma l’aspetto che più lascia allibiti è quello legato ad uno dei punti forti del segretario della Lega: la comunicazione. Il suo battibeccare continuo con Vincenzo De Luca è stato, come era facile prevedere per chi mastica un po’ di campagne elettorali, uno straordinario quanto inaspettato trampolino di lancio per il candidato del centrosinistra. Vedere il presidente campano competere ad armi pari con il segretario del partito saldamente posizionato al primo posto nei sondaggi nazionali ha fatto sì che il primo ha goduto di una visibilità immeritata, cosa che in tempi di elezioni paga. A questo punto mi chiedo: ma la Lega con chi è in coalizione?

Un pronostico: chi vincerà le elezioni tra De Luca, Caldoro e Ciarambino?

Beh, non svelo un segreto se dico che De Luca è favorito. Ma la cosa che lascia interdetti è il clima che c’è nel centrodestra. Mi spiego: io sono uno che si è sempre guadagnato sul campo, a suon di voti, le grandi soddisfazioni che ha portato a casa nella sua esperienza, che non considero finita, politica. Vedere oggi che tutti coloro che nel centrodestra hanno occupato, e occupano, posizioni di rilievo ‘per grazia ricevuta’ non muovono un dito, né per la composizione delle liste né per fare un minimo di campagna elettorale, mi lascia perplesso. Al contrario i ‘miracolati’ fanno dichiarazioni tese ad inasprire conflitti interni piuttosto che criticare l’operato di chi dovrebbe, sulla carta, rappresentare l’avversario da sconfiggere.

Clara Mattei

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