Inps, per il Garante i nomi dei ‘furbetti’ sono pubblicabili. Di Maio: “Non ci sono più scuse”

Intanto è uscito allo scoperto Ubaldo Bocci, il consigliere comunale di Firenze, in quota centrodestra, che ha ammesso di aver preso il bonus

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 27-02-2020 Roma Politica Stampa Estera. Conferenza stampa sul Coronavirus Nella foto Luigi Di Maio Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 27-02-2020 Rome (Italy) Politic Foreign Press. Press Conference on Coronavirus In the pic Luigi Di Maio

ROMA – Il cerchio si stringe attorno ai cosiddetti ‘furbetti del bonus’. A battere un colpo decisivo in questa vicenda è il Garante per la protezione dei dati personali, che toglie ogni dubbio sulla riservatezza del file, proprio come sollecitato anche dalla vice presidente dell’Inps, Marialuisa Gnecchi. La nota è chiarissima: “Sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari”. Questo perché, spiega l’authority, nel caso specifico non è possibile evincere “una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato”. E ciò vale “a maggior ragione rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono”. Adesso la palla passa all’ente di via Ciro il Grande, che ha la possibilità di scegliere se pubblicare o meno i nomi.

L’attacco del ministro Di Maio

Anche se il pressing parte subito alto dal Cinquestelle. Luigi Di Maio, infatti, tuona sui social: “Non ci sono più scuse”. Il ministro degli Esteri non pensa, però, a gogna mediatica: “È giusto che gli italiani sappiano chi sono, è una questione di giustizia e trasparenza”. L’ex capo politico pentastellato è stato il primo dei suoi a rinunciare alla privacy pur di arrivare ai nomi, chiedendo contestualmente le dimissioni dei ‘furbetti’. Nel Movimento in molti hanno già seguito il suo esempio, ma non tutti ancora.

La decisione spetta a Tridico

La decisione ora spetta a Pasquale Tridico, che nel frattempo registra l’annuncio del Garante sull’apertura dell’istruttoria “in ordine alla metodologia seguita dall’Inps rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse”. Infatti, dal momento in cui è uscita la notizia dei 5 deputati e delle centinaia di amministratori locali che hanno chiesto (e in molti casi ottenuto) i 600 euro del Cura Italia prima, e i mille del Dl Rilancio poi, non si è fermata per un secondo la caccia ai ‘disonorevoli’.

Telefoni, chat e mail dei parlamentari sono bollenti, soprattutto quelli della Lega, che tra le sue file avrebbe ben tre parlamentari invischiati nella storia. Ma avranno vita breve nel Carroccio, perché “se qualcuno ha preso un bonus verrà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficenza”, annuncia il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari. I sospetti sono concentrati soprattutto su Andrea Dara e Elena Murelli. Gli altri due deputati sarebbero di Iv (ma i vertici del partito di Matteo Renzi smentiscono dopo una telefonata con il presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale) e del M5S.

I nomi dei deputati sono pubblicabili

Mentre è uscito allo scoperto Ubaldo Bocci, il consigliere comunale di Firenze, in quota centrodestra, che ha ammesso di aver preso il bonus: “Pensai che potevo richiederli per donarli a chi ne aveva davvero bisogno. E così ho fatto”. La condanna (politica) è unanime, anche se Forza Italia fa uno scatto avanti in questa storia, chiedendo le dimissioni del presidente dell’Inps (come Matteo Renzi) ma anche una commissione d’inchiesta: “La vicenda dei deputati con il bonus è solo l’ultimo anello di una catena di errori inconcepibili”.

Dalle opposizioni si leva alto anche il coro di chi chiede spiegazioni al governo sul perché non sia stato fissato un tetto alle erogazioni. La viceministra dell’Economia, Laura Castelli, però, ribatte: “Abbiamo scritto una normale generale che non lasciasse fuori nessuno e arrivasse nel giro di pochissimi giorni”. Sull’argomento è intervenuto anche il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni che, con caustica ironia, ricorda le sfide mondiali: dai vaccini anti-covid al Libano, dalle proteste in Bielorussia e Hong Kong al piano di fondi Ue per la ripresa, poi punge: “Guai a distrarci dal dibattito su quei cinque miserabili del bonus”.

(LaPresse/di Dario Borriello)

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