Intesa-Ubi rimette in moto il risiko banche: Banco Bpm in pole

Il mercato prova così a scommettere su quali saranno le prossime unioni volte a rafforzare il settore

Foto LaPresse - Belen Sivori

MILANO – La mossa a sorpresa di Intesa Sanpaolo su Ubi ha rimesso in azione il risiko bancario italiano. D’altra parte la stessa Ubi prima di finire sotto il controllo di Ca’ de Sass aveva promesso che in caso di mancata fusione non sarebbe rimasta sola, andando alla ricerca di un partner. Il mercato prova così a scommettere su quali saranno le prossime unioni volte a rafforzare il settore. I protagonisti disponibili sono già noti: in prima fila ci sono Mps, Bper, Popolare di Sondrio e Unicredit. Ma tra i player è Banco Bpm che si posiziona al primo posto grazie alle parole dell’amministratore delegato Giuseppe Castagna che in un’intervista al Sole 24 Ore fa sapere che il gruppo si sta “guardando intorno” per capire “se è possibile realizzare un’aggregazione che crei valore”. Parole che fanno scattare in avanti il titolo dell’istituto, che a fine giornata segna un rialzo del 6,92% a 1,40 euro.

Banco Bpm in pole

Banco Bpm è stata quindi la prima dopo la mossa di Intesa ad aprire a possibili aggregazioni. Per il ceo Castagna “è evidente che l’aggregazione di Ubi in Intesa Sanpaolo cambia il contesto competitivo per tutte le altre banche italiane, noi compresi”. Con la futura fusione tra Intesa e Ubi “la competizione cambia e oggettivamente Intesa-Ubi rende più piccoli tutti gli altri competitor”, sottolinea il manager ricordando che “Intesa già prima era la banca più grande e più forte, ora lo è ancora di più” e “non sarà facile competere con una banca così grande”.

Unicredit tra le big

Tra le ‘big’ al secondo posto dopo Intesa ci sarebbe Unicredit. Iniscrezioni su una possibile aggregazione con Banco Bpm hanno coinvolto l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier. A riguardo Castagna non ha voluto commentare, limitandosi a suggerire che “due-tre grandi poli bancari sarebbero necessari nell’interesse dell’economia italiana”. Fino ad oggi forte smentita a qualsiasi tipo di aggregazione da parte di Unicredit, con Mustier che nel corso della presentazione dei risultati del semestre aveva ribadito: “La nostra strategia è di non fare M&A”. Sul caso Ubi-Intesa e sul tema fusioni Mustier aveva solo detto: “E’ meglio per il Paese avere 3 forti banche, piuttosto che 2 forti banche in termini di competitività”.

Mps

All’appello delle nozze potrebbe essere chiamata anche Mps. Qualche giorno fa il cda ha detto di aver affidato a Mediobanca il ruolo di advisor per sondare future aggregazioni strategiche. Gli investitori scommettevano sul possibile polo Mps-Bpm-Bper. Tra gli scenari alternativi la fusione tra Bper e la stessa Bpm, così come un’aggregazione Bper-Mps-Popolare di Sondrio. Oggi il titolo dell’istituto senese avanza del 2,25% a 1,50 euro, mentre quello di Bper guadagna il 5,17%.

La difficile ripresa

La prova che il settore abbia bisogno di player di dimensioni rilevanti si trova negli ultimi numeri, impattati dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Secondo un report di Dbrs Morningstar nel primo semestre le principali banche italiane hanno registrato una perdita netta aggregata di 464 milioni di euro rispetto a un utile netto di 6,2 miliardi di euro nello stesso periodo del 2019. L’utile netto aggregato è stato pari a circa 1,1 miliardi di euro nel secondo trimestre, rispetto a un utile netto di circa 3,7 miliardi nel secondo trimestre del 2019. Banche di maggiori dimensioni sarebbero meglio equipaggiate per supportare il calo di liquidità e patrimonializzazione dettato dalla pandemia. “Sono sempre più convinto che lo scenario bancario italiano cambierà profondamente quest’anno, e la dimensione sarà ancora più importante”, aveva anticipato lo stesso Messina lo scorso aprile.

(LaPresse/di Francesca Conti)

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