Vicenza, convalidato l’arresto al 21enne preso al collo dall’agente. Gabrielli: “Prenderemo provvedimenti”

Fuori dal tribunale, esponenti dei centri sociali hanno organizzato un sit-in di protesta e annunciato un crowdfounding per aiutare la famiglia del ragazzo con le spese legali

Foto Bianchi / Lo Debole LaPresse in foto il capo della polizia di Stato Franco Gabrielli

TORINO – Non si fermano le polemiche sul caso di Denis, 21enne di origini cubane bloccato al collo da un agente a Vicenza dopo essersi rifiutato di fornire le proprie generalità. Il video dell’episodio ha fatto il giro del web ed è diventato virale, sollevando divisioni tra chi accusa la polizia di uso eccessivo della forza, sulla scorta delle proteste negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd, e chi invece la difende. Intanto, è stato convalidato l’arresto del 21enne per violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale; è stato rimesso in libertà in attesa del processo il 18 settembre. La sua legale, Chiara Bellini, ha chiesto di vedere i filmati delle telecamere di sorveglianza, al di là del video girato dai presenti durante l’episodio. E deciderà come procedere.

Le ricostruzioni

Secondo le ricostruzioni della questura, gli agenti erano intervenuti per sedare una rissa tra italiani quando un gruppo di giovani, tra cui Denis, ha interferito, disturbando i poliziotti, rifiutandosi di allontanarsi e poi di fornire un documento. Nel video si sentono gli amici chiamarlo invitandolo ad andare via. Poi si vede uno degli agenti seguirlo e infine prenderlo per il collo, con i ragazzi che si mettono a urlare: “Lo strozzi, lascialo”.

La dinamica dei fatti

Il questore di Vicenza, Antonino Messineo, ha rigettato le accuse di razzismo e annunciato un’indagine interna. “Ovviamente le tecniche usate dall’agente vanno inserite in un contesto di carattere puntuale e particolare – ha sottolineato – che sarà verificato senza alcun tipo di problema e senza nessuna remora”. Secondo Amnesty International si è trattato di “un intervento non necessario e pericoloso da parte di un agente”.

La tesi di Gabrielli

Mentre i sindacati difendono l’azione del collega, il capo della polizia Franco Gabrielli ha assicurato che “nei confronti dell’operatore agiremo per la scorrettezza della modalità con la quale ha operato”. “Io in quella vicenda stigmatizzo, e per questo ci saranno conseguenze, le modalità con le quali l’operatore è intervenuto nei confronti di quel ragazzo”, ha spiegato. Rimarcando però che “il razzismo non c’entra niente”.

Si scatena la polemica

Fuori dal tribunale, esponenti dei centri sociali hanno organizzato un sit-in di protesta e annunciato un crowdfounding per aiutare la famiglia del ragazzo con le spese legali. “Pensiamo sia necessario aprire un dibattito pubblico e politico – affermano – che metta fine all’intoccabilità delle forze dell’ordine e ponga in maniera urgente la richiesta dell’introduzione immediata dei numeri identificativi sulle divise”.

(LaPresse/di Silvia Caprioglio)

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