Inps, Tridico si assolve sui ‘furbetti’. E sui ritardi della cig: “C’è stato uno tsunami”

Oltre ai 'furbetti del bonus', però, c'è anche la questione dei ritardi nei pagamenti della Cassa integrazione da chiarire

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse in foto Pasquale Tridico

ROMA “Siamo vittime in questa storia, non carnefici”. L’impianto della ‘arringa di difesa’ di Pasquale Tridico in commissione Lavoro alla Camera parte proprio da questa tesi. Il presidente dell’Inps sa di avere i riflettori addosso per la questione dei ‘furbetti del bonus’, dove sono coinvolti 5 deputati e centinaia di amministratori locali che hanno chiesto (e in molti casi ottenuto) i 600 euro destinati ai lavoratori autonomi colpiti dalla crisi economica dovuta al Coronavirus. Si prepara e risponde al fuoco di fila, consapevole che la richiesta delle opposizioni (ma anche di un pezzo di maggioranza) di mandarlo a casa si fa sempre più pressante. Eppure, restano tanti i dubbi irrisolti.

Tridico si difende

Chiarissima, però, è la difesa del suo operato: “La notizia non è uscita né direttamente né indirettamente dal sottoscritto, chi sostiene il contrario ha fini sconosciuti e fantasiosi”, dice prima di ricostruire i frame della vicenda. “Il 7 agosto mi chiamò il direttore di ‘Repubblica’ per dirmi che avevano questa inchiesta pronta e mi chiese i nomi. Ero sorpreso, ma non glieli diedi. Ha atteso anche il giorno dopo, ma non li ha avuti. Noi garantiamo la privacy”. Così “il servizio è uscito il 9 agosto senza dati”.

Effettivamente il quotidiano conferma la versione: la ‘soffiata’ non arriva da Tridico (che nel frattempo ha avviato un audit interno per accertare se c’è stata fuga di notizie e gli eventuali responsabili). Il numero uno dell’Inps, però, sapeva bene di cosa gli stava parlando Maurizio Molinari, avendo in mano da settimane i report della direzione Antifrode dell’Istituto, che tra i suoi compiti ha quello di segnalare anomalie per attivare le procedure di recupero dei cosiddetti “indebiti”. E rivela di averne parlato solo ai membri del Cda, il 30 maggio scorso, ma senza fornire i nomi.

I ritardi della cassa integrazione in deroga

Partendo dal presupposto che il Cura Italia prima, e il decreto Rilancio poi, approvati in piena pandemia (“erano giorni convulsi”), non prevedevano tetti di accesso alla misura per i titolari di partita Iva ma solo il diniego per chi è iscritto a forme di previdenza obbligatorie, Tridico spiega che la ratio della norma era quella di “pagare e farlo il prima possibile”.

Ottemperando alle richieste del governo e del premier, Giuseppe Conte, che chiedevano di sbloccare i pagamenti in 15 giorni: “Al 15 aprile sono stati elargiti 2,7 milioni di bonus e nei giorni successivi siamo arrivati fino a 4 milioni”. Senza un controllo a monte, ma con l’idea di verificare in corso d’opera, come accade per altri ammortizzatori, ad esempio la Naspi. Così è stato per 40mila domande, tra cui quelle dei politici, per i quali l’Inps ha dovuto chiedere l’accesso agli open data del ministero dell’Interno e della Camera, non avendo informazioni a disposizione: “Sono in altre gestioni previdenziali”.

I nomi dei deputati che hanno richiesto il bonus

Il punto, però, fa drizzare le antenne di FdI, che chiede come mai – se non c’erano controlli sui criteri – tre deputati hanno preso il bonus e altri due invece no. Tridico non si scompone: “Non è stata una caccia alle streghe”. L’opinione pubblica, però, vuole sapere tutti nomi. Tre sono ormai noti: i parlamentari che hanno preso i 600 euro sono Elena Murelli e Andrea Dara, della Lega, e Marco Rizzone del M5S, anche se ora è sospeso e deferito ai probiviri. “Perché si sono autodenunciati”, si premura di sottolineare l’alto dirigente dell’Istituto di previdenza nazionale.

Ne mancano ancora due, quelli che si sono visti respingere l’istanza: dovrebbero essere del Carroccio e di Italia viva. A proposito, Tridico non risponde a chi gli chiede della telefonata con il presidente di Iv, Ettore Rosato: “Attiene alla sfera personale”. E anche sulla lista generale non molla, invocando il Garante per la privacy, che aveva già dato il nullaosta a rendere noti i dati, ma è stato nuovamente interpellato per capire le modalità con cui fornire le informazioni.

Proteste sui ritardi nei pagamenti

Oltre ai ‘furbetti del bonus’, però, c’è anche la questione dei ritardi nei pagamenti della Cassa integrazione da chiarire, per il presidente dell’Inps. La risposta, forse, non soddisferà le attese di chi ancora non ha percepito un centesimo, ma spiega usando una metafora: “E’ come un’autostrada, costruita per viaggiare in modo ordinario, su cui arriva uno ‘tsunami’ di macchine all’improvviso. La coda è necessaria, fisiologica”.

(LaPresse/di Dario Borriello)

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