L’intervista. Fioramonti: “Disastro scuola, si riparte improvvisando”

L’ex ministro dell’Istruzione: “Si dovevano assumere 100mila professori”

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse Nella foto l'ex Ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti

NAPOLI – Riaprire la scuola in sicurezza sarebbe stato più semplice se il governo giallorosso e la ministra Lucia Azzolina avessero ascoltato suggerimenti di buonsenso. Si è preferito fare orecchie da mercante evitando un sano confronto con il mondo della scuola e ora, a poco più di due settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, si naviga a vista. Eppure di proposte sul tavolo del ministero ne sono arrivate molte, già da marzo come racconta a Cronache l’ex ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti.

Onorevole, a poche settimane dalla riapertura delle scuole il governo sembra balbettante rispetto a come garantire il regolare svolgimento dell’anno scolastico. Cosa succede?

Il governo ha perso tantissimo tempo da quando sono state chiuse le scuole. Ha rimandato tutto a settembre e questo è stato un errore grandissimo. Oggi ci ritroviamo a discutere nuovamente delle mascherine, di farle indossare agli alunni dove non c’è spazio aggiuntivo per garantirne la sicurezza. Ma non sfugge a nessuno che se bastavano le mascherine, la scuola si poteva riaprire a maggio. Questo dimostra che la programmazione per la riapertura scolastica è stata gestita male.

Molte le critiche bipartisan al ministro Azzolina, se fosse toccato a lei gestire la situazione emergenziale che avrebbe fatto?

Avrei subito attivato un tavolo per la riapertura e non lo dico col senno di poi, questa proposta la comunicai al ministero già a marzo quando, giustamente su indicazione degli esperti si chiusero le scuole. Io all’epoca produssi subito una proposta per la riapertura e la inviai al ministero dell’Istruzione.

Ce la sintetizza?

Immediata convocazione di un tavolo per la riapertura, revisione delle norme sul dimensionamento scolastico che prevede l’accorpamento delle classi e la chiusura delle scuole piccole in favore di istituti più grandi perché è una norma sbagliata ancora di più adesso. Noi a marzo proponevamo questo: la riapertura delle scuole chiuse. La scuola come la chiesa dovrebbe essere presente in qualunque borgo, paese, quartiere e servirebbe anche a ripopolare le aree interne. Avrei assunto 100mila insegnanti di ruolo e fatto subito i concorsi per titoli, scalatole graduatorie dei precari storici, ne abbiamo 200mila, e fatto concorsi per i neolaureati. Avrei subito lavorato sul sostegno. Mancano gli insegnanti di sostegno, 80 mila cattedre in deroga, poiché dietro ci sono le vite di ragazzi e ragazze che non possono andare a scuola e con la didattica a distanza sono stati abbandonati a loro stessi. In previsione della riapertura avrei fatto questo insieme alla revisione della norma sulla responsabilità penale dei presidi che è sbagliata poiché non può un preside essere responsabile di tutto, è chiaro che in un clima di paura, alla prima difficoltà per evitare problemi chiudono in autotutela.

Un elenco di cose da fare in diversi mesi, ma ce n’è qualcuna che si potrebbe attuare adesso?

In tre mesi queste cose si facevano e oggi non ripartiremmo sulla scia dell’improvvisazione. Alcune cose si possono fare, è vero che siamo al 26 agosto, ma potremmo assumere insegnanti di sostegno subito, basta solo la decisione di approvare l’emendamento, già presentato, a costo zero per immetterli. Questo si può fare subito. La stessa cosa vale per la norma sui presidi, anche in questo caso basta approvare un emendamento già presentato.

Allora qual è il problema?

Quando a luglio si sono resi conto di non aver deciso nulla di concreto si sono buttati sulla soluzione dei banchi a rotelle, tutto per far finta di aver individuato una soluzione. Ma questa scelta è la conferma di un fallimento. Acquistare banchi non basta a nascondere problemi più profondi.

I banchi non sono una soluzione, le mascherine neanche.

Se bastavano le mascherine, si doveva riaprire a maggio, ma è difficile costringere i bambini a indossarle nel modo corretto. Pensi che quando il dottor Miozzo è venuto alla Camera a presentare le linee guida, nell’illustrare la relazione aveva la mascherina sotto al naso. Uno scienziato che non sa mettere bene la mascherina. Dal mio punto di vista l’unica soluzione applicabile era statistica: gruppi di massimo 15 studenti.

E con quali insegnanti?

Bisognava assumere le 100mila persone di cui parlavo prima e invece si punta sui cosiddetti ‘insegnanti usa e getta’, quelli che si prevede di poter licenziare in qualsiasi momento senza nessuna tutela.

La concomitanza tra riapertura scuole e elezioni peggiora le cose?

Certamente. Questa situazione è indicativa dell’improvvisazione del governo. Riaprire le scuole il 14 settembre e chiuderle il 20 è paradossale. Già in casi normali, per le elezioni le scuola vengono chiuse per giorni, in questo caso si deve anche garantire la sanificazione degli spazi. Saranno migliaia le persone che andranno a votare in queste strutture e serviranno giorni in più prima e giorni in più dopo. Questo accadrà anche per il secondo turno quando si richiuderanno le scuole. Cosa ci voleva a fare le elezioni a metà settembre e aprire in continuità dal primo ottobre? Non mi si dica che tale decisione è nata dalla necessità di fare campagna elettorale perché a questo punto sarebbe chiaro che della scuola non frega nulla a nessuno. Inoltre trovo Imbarazzante che Zingaretti e altri abbiano prima garantito che non si sarebbe votato nelle scuole e poi dimenticato la parola data. I cittadini non dimenticano le posizioni prese e non dimenticheranno che un ministro si è dimesso quando ha capito che la scuola non era priorità di questo governo.

Che idea si è fatto della diatriba tra governo e Regioni?

Credo che dinanzi all’assenza di chiarezza del governo balbettante le Regioni, giustamente, si sentano in dovere di agire, certo è che andare in ordine sparso in una fase confusa e complicata come questa peggiora le cose”. In caso di un nuovo lockdown, cosa accadrebbe? “Se da settembre dovessimo trovarci ad affrontare nuovi problemi credo interverremo in maniera differenziata regione per regione. Chiudere tutto è stato un errore, chiudere ad esempio Basilicata e Molise, non aveva senso. Ora sappiamo che un approccio unico su scala nazionale non serve, almeno stavolta si differenzi dove il problema emerge per evitare disagi a tutti”.

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