L’intervista. De Falco: “Il Referendum è l’ultima spiaggia per Di Maio”

La stoccata ai dem: “Votano il taglio dei parlamentari per convenienza”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

NAPOLI – Il prossimo 20 e 21 settembre i cittadini saranno chiamati ad esprimere il proprio voto non solo per le Regionali e le Amministrative, ma anche per confermare o bocciare il referendum sul taglio dei parlamentari. Tra i fautori del no c’è il senatore del gruppo misto Gregorio De Falco che racconta a Cronache le motivazioni relative alla sua posizione.

Onorevole, referendum per il taglio dei parlamentari: molti che prima erano favorevoli adesso si dicono contrari o come il Pd pongono delle condizioni. Perché e qual è la sua posizione in merito?

Quelli che oggi si dicono contrari in realtà lo sono da sempre, ma hanno votato in favore della riduzione per una questione di basso livello ossia di convenienza politica. Hanno ritenuto di poter barattare una questione istituzionale con la mera opportunità politica.

Il Pd chiede che si approvi prima la nuova legge elettorale, è giusto?

Nell’accordo di governo era previsto che ci fossero dei correttivi che comunque non sarebbero stati sufficienti poiché si fa una riforma che incide in maniera netta sul rapporto tra i cittadini e la rappresentanza istituzionale creando una lesione vera e propria. La legge elettorale è una sorta di cerotto con cui si vuole lenire quella lesione. Il referendum così come formulato è incostituzionale poiché vìola gli articoli 3 e 48 della Costituzione. Nel primo caso poiché rende il voto diseguale a seconda delle regioni. L’altra forma di incostituzionalità si ha perché, per esempio, nelle regioni dove si eleggono tre senatori magari il quarto ha ottenuto tra il 15 e il 20% dei consensi. Così si crea una soglia implicita che, unita al 40 per cento di astensionismo svilisce il principio di rappresentanza. In pratica il Parlamento rappresenterà meno della metà degli italiani.

Lei è da sempre fautore del no, perché?

Sostengo il no perché la riforma non consentirà al Senato di funzionare bloccando gli organi di cui questo si compone. Si va verso l’inertizzazione del Parlamento. Anziché aprirlo come una scatoletta di tonno, si mette, come si dice a Napoli, il ferro dietro la porta. Ci saranno solo fedelissimi dei leader di partito e mancherà il confronto. Ci si dimentica che il Parlamento ha un compito legislativo, che già adesso è un ricordo, ma ha il compito di controllare il potere esecutivo che può diventare strumento di interessi particolari.

L’ex capo politico del Movimento 5 Stelle Di Maio sarà in Campania per un mini tour per promuovere il si al referendum, ma sembra non voler parlare di Regionali, secondo lei perché?

Probabilmente si è accorto che il si sta perdendo parecchio terreno, all’inizio stimavano 90 a 10. Ora il no non è più al dieci, loro avranno in mano qualche sondaggio che attesta la risalita del no. Credo che sia imputabile a questo il nervosismo di Di Maio. La gente inizia a capire che votare a favore del taglio dei parlamentari significa votare per tagliare i rami del Parlamento in cui siedono i cittadini con i loro rappresentanti scelti e non per tagliare realmente i costi della politica, soprattutto quelli indiretti.

Ma se vincesse il no, che succederebbe in casa pentastellata?

Non si può prevedere, è per questo che Di Maio si impegna tanto ed è l’unico big, nonché ministro, promotore del si.

Ma alla fine, come chiesto da Zingaretti si approverà la nuova legge elettorale? E di che tipo?

Come dicevo prima, non si può rimediare ad una netta incisione sulla Costituzione con una legge elettorale, si deve comunque sperare in una legge su base proporzionale che svincoli il candidato dalle segreterie di partito. Io sono favorevole alla proposta Pasquino.

Ossia?

I candidati che raggiungono il 12,5% vanno al ballottaggio a quel punto non è più la segreteria a decidere, ma la gente. Si deciderà sulla base della credibilità del candidato dandone un apprezzamento anche tecnico. Abbraccio questa proposta e quella del dissenso politico su cui si dovrebbe ragionare perché se decido di votare scheda bianca significa che non voglio che il mio consenso vada a nessuno dei partiti presenti. Il dissenso deve avere un valore ed è al dissenso che deve corrispondere una sedia vacante.

Nessuna certezza sulla riapertura delle scuole e timori per l’aumento dei contagi, cosa si aspetta?

Sono firmatario di un appello a Conte e non alla Azzolina, perché il premier ha tenuto per sé le deleghe alle disabilità. Se si comincia così l’anno scolastico per le famiglie con ragazzi disabili sarà un dramma. Chiediamo di intervenire considerando l’immissione immediata in servizio degli insegnanti di sostegno. Per quanto riguarda i contagi, è il caso in previsione dell’autunno di battere affinché si faccia la vaccinazione antinfluenzale a tappeto, per poter almeno discriminare tra influenza e Covid-19. Quello che non riesco a mandar giù è che ancora i documenti sull’emergenza siano secretati. I parlamentari non hanno avuto accesso agli atti, è giusto che i cittadini lo sappiano.

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