Caos scuola, la senatrice Fattori: “Meglio riaprire, quanto tempo perso”

L'ex M5S: "Il vaccino contro l’influenza obbligatorio è un errore”. E sul referendum: "Voto ‘no’, grave che i cittadini non vengano informati”

Elena Fattori (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)

Il dibattito politico è incentrato, in questi giorni, su diversi temi cruciali: i dubbi relativi al rientro a scuola in sicurezza, l’aumento dei contagi e il referendum confermativo per la legge sul taglio dei parlamentari. A fare il punto con Cronache è la senatrice del gruppo Misto Elena Fattori.

Onorevole, tiene banco la questione relativa alla riapertura delle scuole, crede che le proposte del governo (banchi, mascherine, igienizzante e distanziamento) siano adeguate?

Si sono persi mesi pensando all’emergenza sanitaria senza sforzarsi di individuare soluzioni valide a risolvere le incognite legate ad altri ambiti importanti come la scuola. Ma i suggerimenti da parte nostra non sono mancati, anzi. Partendo dalle indicazioni del gruppo di lavoro per l’innovazione didattica, abbiamo proposto di individuare spazi alternativi in modo da superare i grandi plessi scolastici e tornare a piccoli plessi connessi, di disciplinare la Dad (didattica a distanza ndr) per studenti suddivisi in piccoli gruppi e di rivolgere particolare attenzione agli studenti con necessità speciali. Avevo presentato un emendamento per cambiare la norma sulla responsabilità penale dei presidi poiché non è giusto che la totale responsabilità di quanto accade sia loro e per evitare che si ricorra alla Dad in maniera preventiva, ma il correttivo è stato giudicato inammissibile. Come vede altre soluzioni erano possibili, banchi e mascherine non sono la soluzione migliore.

Con queste misure si potevano riaprire le scuole sei mesi fa?

No, era una fase diversa. A maggio non potevamo sapere ancora molte cose relative al virus e alla sua evoluzione. Ciò non toglie che da marzo ad oggi organizzarsi meglio sarebbe stato possibile. C’è amarezza rispetto alle proposte inascoltate, ma adesso non resta che riaprire perché i danni maggiori sono quelli che creerebbe la chiusura della scuola e non la sua riapertura. Se sorgeranno focolai si avrà la prontezza di isolarli e spegnerli.

D’ora in avanti il Parlamento avrà un ruolo in questo tipo di decisioni o si procede per diktat dei ministri e del premier?

Fintanto che permane lo stato di emergenza no. Il Parlamento deve rincorrere i decreti e la catena decisionale che va dai tecnici ai ministri. Spesso i decreti sono lacunosi proprio perché mancano dei passaggi fondamentali come quello nelle commissioni con l’ascolto della società civile. Un processo che non deve essere per forza lento.

L’aumento dei contagi preoccupa soprattutto in vista dell’autunno quando circolerà anche il virus influenzale. In che modo, secondo lei, si può evitare il caos fuori e dentro gli ospedali?

Occorrerà ancora disciplina da parte dei cittadini che dovranno rispettare il distanziamento, indossare la mascherina e disinfettare spesso le mani. Questo servirà finché non ne usciamo. Il fatto che in autunno il Covid-19 possa sovrapporsi con l’influenza richiede velocità nell’effettuare i test e sul tracciamento.

Pensa che l’obbligo del vaccino antinfluenzale possa essere una risposta?

Non credo che l’obbligatorietà del vaccino rappresenti una scelta intelligente, si rischia di creare maggiori tensioni. Ma penso possa essere utile il lavoro capillare dei medici di base per la promozione del vaccino antinfluenzale.

A breve si voterà per le Regionali, le Comunali, ma anche per il referendum. Qual è la sua posizione?

Io ho firmato per il no. Ammetto di aver votato la riduzione del numero di parlamentari in prima lettura, ma ho cambiato idea con il dibattito parlamentare perché nel ridurre la rappresentanza diventeremmo il Paese con meno parlamentari rispetto al numero dei cittadini, ci sarebbero regioni sotto rappresentate. A questo si aggiunge che si configura lo spostamento dell’asse decisionale dal Parlamento al governo e si annullano le minoranze che rappresentano idee che possono crescere nel tempo. Inoltre sono stanca della retorica della riduzione dei costi della politica che in questo caso è poco credibile poiché ridurre gli stipendi dei parlamentari comporterebbe un risparmio maggiore.

Il Pd ha posto come condizione al si al referendum la riforma della legge elettorale. E’ giusto? Per lei che tipo di legge dovrebbe essere?

La legge elettorale non può correggere una riforma costituzionale sbagliata. Detto ciò, io sono per il proporzionale puro. La verità, però, è che il dibattito sulla legge elettorale non esiste, è relegato alle segreterie di partito e non c’è né il coinvolgimento dei parlamentari né della società civile.

Alla fine i cittadini, secondo lei, voteranno per il si o per il no al referendum?

Il problema è che questa campagna referendaria è inesistente. Abbiamo poco spazio nei dibattiti pubblici e nei programmi tv, per contro i promotori del si non appaiono perché se costretti a dettagliare le motivazioni del si, dimostrano che le loro ragioni sono inesistenti. Abbiamo a disposizione poco tempo per spiegare il referendum. Il popolo è sempre sovrano, ma in questo caso sceglierà con informazioni parziali.

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