Coronavirus, il papa il 3 ottobre ad Assisi: firmerà la nuova enciclica ‘Fratelli tutti’

Un gesto che, nel momento di massima incertezza, "ci dà nuovo coraggio e forza per ripartire", spiega il vescovo di Assisi

Foto Andreas Solaro / AFP in foto Papa Francesco

CITTA’ DEL VATICANO – In mezzo a una pandemia che ha travolto e sconvolto il mondo intero, Papa Francesco regala ai fedeli un altro gesto di attenzione e vicinanza. Il 3 ottobre, alla vigilia della ricorrenza del Santo d’Assisi da cui ha preso il nome, il Papa lascerà le mura vaticane per raggiungere la cittadina umbra e firmare la sua terza enciclica, che si intitola ‘Fratelli tutti’ e arriva dopo la Lumen fidei del 2013 e la Laudato si’ del 2015.

Il messaggio del papa

Solo mercoledì, tornando in udienza tra i fedeli, Francesco ha sottolineato come l’emergenza sanitaria abbia messo in luce la nostra “interdipendenza”: “Siamo tutti legati, gli uni agli altri, sia nel male che nel bene. Perciò, per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo farlo insieme, tutti quanti, nella solidarietà”. Come ‘Fratelli tutti’, appunto.

Anche il nuovo lavoro di Bergoglio prende spunto per il titolo da alcuni scritti di San Francesco: ‘Guardiamo, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce’. A precedere la firma del documento, ci sarà una messa celebrata nella Basilica inferiore, sulla tomba del Santo. E’ prevista alle tre del pomeriggio e sarà, per espressa volontà del Pontefice e date le restrizioni sanitarie, senza la presenza di fedeli, in forma privata. Conclusa la celebrazione, il Papa rientrerà in Vaticano.

La visita ad Assisi

Con quella del 3 ottobre, saranno quattro le visite del Papa ad Assisi. La prima è stata il 4 ottobre 2013, le altre due sono state entrambe nel 2016, il 4 agosto e il 20 settembre. Una tappa che il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, saluta con “grande gioia e nella preghiera” e che, spiega in un comunicato, “evidenzierà l’importanza e la necessità della fraternità”.

Un gesto che, nel momento di massima incertezza, “ci dà nuovo coraggio e forza per ripartire”, spiega il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino. Un messaggio al mondo che trova nel Santo di Assisi “ispirazione e conforto”. Così, mentre il pianeta soffre una pandemia che piega tanti popoli e ci fa sentire “fratelli nel dolore”, osserva il prelato, “non possiamo non sentire il bisogno di diventare soprattutto fratelli nell’amore. Non ci salveremo se non insieme”.

(LaPresse/di Maria Elena Ribezzo)

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