Il paradosso di Zenone

Vincenzo D'Anna, ex parlamentare

L’Italia si accinge a votare un referendum per confermare una legge che modifica la Costituzione e riduce il numero dei rappresentanti del popolo in Parlamento. Non uso il termine “parlamentari” perché ha assunto, nell’immaginario collettivo, un significato negativo, una specie di marchio d’infamia che l’ha completamente stravolto. Un segno di privilegio per gente che si accaparra lauti stipendi, generosi vitalizi e benefici di ogni sorta. Questo in una Nazione ove il familismo amorale, il clientelismo politico, il nepotismo, la tutela corporativa delle professioni e degli interessi rappresentati è un pane che mangiano decine di milioni di persone. Un pane sempre fresco contrabbandato per Giustizia Sociale. Si tratta di una sorta di catarsi collettiva, un lavacro battesimale per rendere candida la coscienza degli italiani, un popolo che vede, da sempre lo Stato come un nemico. Eppure è un popolo di “mezze vergini”, con milioni di evasori fiscali per 200 miliardi di euro all’anno, ben nove milioni di pensionati ancora col sistema retributivo, che ricevono un importo del doppio della pensione loro spettante, in rapporto ai versamenti contributivi. Pensate: un milione sono i baby pensionati che costano dieci miliardi di euro all’anno! Il bilancio dello Stato annovera nelle prime quattro voci di spesa – che coprono oltre l’80 per cento della spesa totale – le pensioni, gli stipendi, la spesa sanitaria, gli interessi passivi sul debito statale. Questi ultimi corrispondono al 150 per cento del prodotto interno lordo annuale dell’Italia. Un’orgia di spesa in favore dei cittadini: debito accumulato in mezzo secolo di leggi senza copertura di spesa, per elargire, ai blocchi sociali ed alle categorie di riferimento elettorale, quello che di elezione in elezione, hanno preteso dalla classe politica i cittadini elettori.

E cosa dire di uno Stato Leviatano, del diffuso statalismo e delle sue male bestie (clientelismo, sperpero del pubblico danaro e della partitocrazia), di un’economia assistita cripto-socialista, prima forza industriale della Nazione con circa diecimila (!!) aziende partecipate? Aziende per lo più decotte e travolte da debiti, ma con consigli e consiglieri di amministrazione munificamente retribuiti e che assommano ad un numero di circa trentamila addetti? Un dato sconcertante di un marasma e di una elefantiasi burocratica statale che assorbe ingenti risorse finanziarie per far funzionare i gangli farraginosi della pubblica amministrazione, che si ripercuote sui cittadini ogni giorno. Realtà magmatiche ed inefficienti, che imporrebbero una revisione alla radice della forma di Stato e di Economia, di tutto l’apparato istituzionale. La necessità di dare vita ad un grande progetto riformista incentrato intorno a partiti politici controllati, revisionati e finanziati dallo Stato, tramite un Autority, ovvero trasformati in enti di diritto pubblico. Un controllo, si badi bene, limitato ai bilanci ed agli adempimenti statutari e che non ingerisca nei programmi, nelle scelte politiche e parlamentari. Un segno di trasparenza e di democrazia, insomma. Oggi invece adempiamo ad un gesto di riduzione dei rappresentanti del popolo con la presunzione di ridurre sprechi che tali non sono in quanto costi della democrazia parlamentare e popolare. Basti pensare che solo a Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio, vi sono oltre cinquemila persone addette, buona parte delle quali distaccate ed imboscate da altre amministrazioni. Insomma siamo al ridicolo di un Referendum che non cambia alcunché ma riduce la rappresentanza del popolo alle Camere, aumenta il distacco tra eletti ed elettori ampliando la competenza territoriale degli eletti.

Quanto al risparmio dovuto al taglio siamo al ridicolo: qualche decina di milioni di euro, su di un bilancio statale di oltre novecento miliardi di euro. Tutto taciuto in questi anni al popolo affinché i termini della questione non apparissero chiari! A ben vedere un rimedio per innescare, fin da subito, il processo riformista e realistico sia della politica che dello Stato ci sarebbe. Potrebbe partire anche dalla sconfitta al Referendum di coloro che votando “No” si oppongono alla demagogia ed alle menzogne dell’anti politica. Basterebbe mettere insieme tutti coloro che votano “No”, proponendo loro il Partito delle Riforme, come avrebbe dovuto fare Matteo Renzi per tutti coloro, il 43 per cento, che approvarono il suo progetto referendario. La politica può procedere per piccoli passi ma costantemente, come ben narra il paradosso del filosofo campano Zenone di Elea. Questi dimostrò per mera speculazione filosofica che il veloce Achille non avrebbe mai raggiunto la lenta tartaruga, perché ogni qual volta Achille fosse giunto nel punto in cui si trovava la testuggine questa si era già spostata di una infinitesima quantità di spazio ed Achille non l’avrebbe più trovata in quel punto e così via. Finito il tempo dei clamori rivoluzionari farlocchi a cinque Stelle, il buon senso politico recuperi la saggezza, operi costantemente per i piccoli passi. Si faccia tartaruga.

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