Il bancolotto

Vincenzo D'Anna, ex parlamentare

Molti tra i giovani lettori non avranno mai visto un vecchio “Bancolotto”, una specie di sala scommesse, gestita direttamente dallo Stato tramite dei concessionari, basata sulle estrazione dei numeri da 1 a 90, sulle città, dette “ruote”. Il venerdì ed il sabato mattina erano affollati da avventori di ogni età e ceto sociale, che compivano quasi ritualmente le giocate preferite, sperando nella dea bendata. Il gioco, pur diffuso in tutta Italia, trovava a Napoli, città esoterica, fatalista, superstiziosa e bisognosa al tempo stesso, la sua massima diffusione.

Scrittori del calibro di Matilde Serao, Ferdinando Russo, Eduardo De Filippo ed in ultimo Luciano De Crescenzo, hanno immortalato, in proprie opere, il Bancolotto illustrando storie di un mondo di varia umanità. Personaggi spesso bizzarri, latori di storie oniriche, eccentriche e fantasiose, si accalcavano agli sportelli per dettare numeri che quelle stesse storie avevano generato, dopo aver consultato la “Smorfia”, ovvero il libro, che accoppiava le storie ai numeri. Quest’ultima era un breviario laico, conosciuto a memoria dai giocatori ed utilizzato come traduttore in numeri di sogni e vicissitudini di vita. Canuti impiegati, con vecchie penne ad inchiostro, col cosiddetto pennino Cavallotti, vergavano i numeri, in bello stile, sulle matrici e le ricevute delle giocate su di una tipica carta trasparente. Insomma, il Bancolotto era il luogo della speranza per i poveri di diventare meno poveri, un antro magico in cui applicare la scienza pitagorica ad ogni evento della propria vita vissuta, per convertirlo in speranzosa “vincita”. Ora, se questa è stata la tradizione consumata nei secoli, ogni settimana, in molte città, dovrebbe essere maturata nel popolo italiano una naturale dimestichezza a trattare con i numeri. Tuttavia, da quando è comparsa l’epidemia da Covid Sars-2, le televisioni, i giornali, gli organi d’informazione vomitano quotidianamente numeri sul popolo italiano. Ma sono altri numeri, non certo quelli suggeriti dalla Smorfia. Numeri in grado di spargere paura e timore, ben oltre quello che sarebbe stato necessario fare per mettere in guardia la gente dall’infezione virale e dalla sua propagazione.

Ancora oggi, in ogni notiziario, si segnalano positività, ricoveri e decessi, senza mai spiegare in quale contesto epidemiologico e statistico tali cifre abbiano preso corpo o abbiano ragione di esistere. Si contrappone così alla pervasiva ed ossessiva diffusione di quei dati “ufficiali” una contro-informazione che alimenta i canali social ed i network on-line. Sorge così, ancora una volta, nella lunga storia del nostro Paese, il partito degli opposti convincimenti. Guelfi e Ghibellini, che si accusano reciprocamente, si delegittimano e si scomunicano attingendo ciascuno a fonti e personalità scientifiche di diversa estrazione, per accreditare le proprie tesi. Il duro confronto poi, si sposta immancabilmente, sul piano politico e sociale, e diventa scontro tra coloro che soggiacciono ed accettano la pratica sanitaria, pervasiva e coercitiva, e coloro che rifiutano quegli interventi, in nome della libertà costituzionale e dei diritti soggettivi. Insomma: un caos di cifre, che crea ulteriore confusione ed ulteriore allarme sociale. Scuola, Sanità, Trasporti, Attività Commerciali, Turistiche e Ricreative sono ormai in balia di moti perpetui e disposizioni confusionarie ed irrazionali. Basterebbe rendere pubblici tutti i dati, spiegarli con dovizia di particolari anche in contraddittorio tra esponenti della scienza non legati ad interessi economici e politici. Purtroppo questo non accade, in una Nazione, la nostra, dove, ahinoi, non esiste una cultura della tolleranza e del confronto pacato ed esauriente, di fatti che prevalgano sulle opinioni. Allora intere categorie di giornali e di reti televisive si schierano e diventano, essi stessi, parte della guerra in una delle due trincee. La gente non cerca di farsi una personale opinione: viene semplicemente pervasa da paralisi sociale e confusione comportamentale, indotta dalla supina adesione alle notizie ed alla paura. Andiamo alla sintesi dei fatti, che è sempre semplice ed icastica: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ormai finanziata e condizionata dai plutocrati privati, stima in 900mila i decessi da pandemia per il Coronavirus ed in 28 milioni i casi di infetti dal virus.

Purtroppo, mancando le autopsie, nessuno saprà mai se i decessi sono tutti addebitabili al Covid. Seppur fosse, saremmo comunque al 3 per cento di mortalità. Se però gli infetti asintomatici, almeno quelli noti alle autorità sanitarie, sono “solo” il 10 per cento del totale, la mortalità, in termini percentuali, scenderebbe addirittura allo zero virgola trenta (0,30%). L’ultima epidemia influenzale in Italia ha determinato circa 30amila decessi e 9 milioni di ammalati, quindi la mortalità percentuale è anch’essa dello zero virgola trenta (0,30%). Non sono numeri del Bancolotto questi, sono solo la prova che qualcuno ha giocato con i numeri per altri scopi, ed esagerato col terrore.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome