La strage delle Caretta ‘domizie’

Un nido non segnalato si è schiuso ma le tartarughine sono morte disidratate per raggiungere le luci degli stabilimenti balneari. I volontari sulla costa casertana: “Ci sono minacce, omertà e diffidenza”

Una brutta notizia quella che arriva dalle spiagge di Varcaturo, al confine tra le province di Napoli e Caserta. Una brutta notizia che continua a farci interrogare su quanto la vita umana possa svolgersi incurante della complessità delle dinamiche naturali che si svolgono attorno a noi. Torniamo a parlare di Tartarughe della specie ‘Caretta Caretta’. Proprio quest’anno 2020 era stato salutato da esperti ed appassionati come l’anno del ritorno della specie sulle coste campane. Particolarmente beneficiata dalla presenza della Caretta, era risultata la provincia di Salerno dove, in particolare nella costa cilentana, i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli (che individua e protegge i nidi di Caretta caretta) aveva segnalato la scoperta e la tutela di 25 nidi, 22 di questi proprio in Cilento mentre gli ultimi due sul litorale domizio in provincia di Caserta. I ricercatori, però, avevano chiesto anche maggiore attenzione in vista della possibile schiusa di nuovi nidi non segnalati. Esattamente da uno di questi nidi non rilevato, lungo le spiagge di Varcaturo nel tratto di litorale domizio tra le province di Napoli e Caserta, sono fuoriuscite le piccole tartarughe dopo la schiusa. Anziché procedere verso il mare, però, sono state distolte dal loro percorso perché attirate dalle luci dei fari degli stabilimenti balneari. Triste scoperta, quella dei biologi dell’istituto partenopeo che sono stati chiamati sul posto. A quel punto hanno potuto solo constatare il fenomeno: una moria di diverse tartarughine Caretta caretta, appena nate sulla spiaggia. Il nido, hanno fatto sapere gli esperti, probabilmente risale agli inizi di Agosto e non era mai stato segnalato alle autorità o ai biologi. Una questione che rilancia il tema della sensibilità ambientale con i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn che hanno sottolineato, con parole chiare, le differenze di approccio al problema nelle diverse aree campane. “Un annoso problema è il colossale divario tra l’atteggiamento dei gestori dei lidi nel Salernitano e quello del Casertano. – raccontano i volontari che hanno assistito ai ritrovamenti delle tartarughine e hanno condiviso sui social le immagini – Nel primo caso, ormai hanno imparato a riconoscere le tracce e ci segnalano ogni nido ed ogni risalita: attenzione all’ambiente ma anche intelligenza. Un litorale scelto per nidificare dalle tartarughe ha qualcosa di simile a un certificato di qualità. Nel secondo caso, nel Casertano, ci sono invece minacce, omertà e diffidenza. E i risultati possono essere casi come quello di Varcaturo. Noi non ci arrenderemo e continueremo a cercare la collaborazione delle persone del posto per far identificare e mettere in sicurezza i nidi del Casertano, che sono senz’altro molto più numerosi di quelli che riusciamo a individuare, monitorare e proteggere”. Mentre sul litorale casertano si consumava il dramma delle Caretta Caretta, nel cilento sono stati diverse le schiuse seguite dai volontari.
La schiusa del nido di Caprioli, invece, non ha dato nessuna nascita: Nessuna delle oltre trenta uova deposte conteneva embrioni visibili.

Roberto Della Rocca

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