Navalny, la prima foto dall’ospedale: “Respiro da solo”. Lo staff: tornerà in Russia

Mosca, da parte sua, ha sempre declinato qualsiasi responsabilità, puntando anzi il dito conto la Germania, accusata di non aver inviato alla Russia le prove dell'avvelenamento del dissidente

Alexei Navalny (AP Photo/Pavel Golovkin, File)

MILANO “Ciao, sono Navalny. Mi mancate. Non riesco ancora a fare quasi nulla, ma ieri ho potuto respirare da solo tutto il giorno”. Su Instagram il leader dell’opposizione russa ha pubblicato un messaggio, il primo dopo l’avvelenamento, condividendo una foto scattata all’ospedale Charité di Berlino che lo ritrae vigile, insieme alla moglie e ai due figli. Visibilmente dimagrito, Alexei Navalny non sembra aver perso il suo noto sarcasmo. “Non ho usato nessun aiuto esterno – per respirare -, nemmeno la più semplice valvola in gola. Mi è piaciuto molto. Un processo sorprendente, sottovalutato da molti. Lo consiglio”, ha ironizzato l’oppositore critico del Cremlino.

Le sue condizioni di salute

Lunedì i medici tedeschi hanno riferito che le condizioni dell’attivista anti-corruzione sono migliorate e che il 44enne è in grado di alzarsi da solo. Tuttavia non hanno escluso effetti a lungo termine di quello che è stato identificato come un avvelenamento da agente nervino di tipo Novichok. Appena le condizioni di salute glielo consentiranno, Navalny rientrerà in Russia. Lo ha confermato la sua portavoce Kira Yarmysh, che ha sottolineato come non siamo mai state “prese in considerazione altre opzioni”. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha commentato la notizia dicendo che l’attivista è libero di rientrare nelle Federazione e che se la sua salute migliorerà tutti ne saranno contenti, ma ha escluso un incontro con Putin.

La vicenda

Navalny ha avuto un malore lo scorso 20 agosto su un volo di ritorno a Mosca dalla città siberiana di Tomsk. L’aereo ha fatto un atterraggio d’emergenza a Omsk, dove l’uomo è stato ricoverato in terapia intensiva. Il suo staff ha subito sostenuto che si fosse trattato di avvelenamento. Al termine di un braccio di ferro diplomatico, il politico, noto per le sue inchieste anti-corruzione, è stato trasferito a Berlino. Il caso ha creato forti tensioni tra la Russia e l’Occidente, in particolare con la Germania, mettendo a rischio anche il completamento del gasdotto Nord Stream 2. Intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo, l’Alto rappresentante Josep Borrell ha condannato “il tentativo di omicidio” dell’oppositore e ha invitato le autorità russe a collaborare alle indagini.

Le accuse al governo russo

Mosca, da parte sua, ha sempre declinato qualsiasi responsabilità, puntando anzi il dito conto la Germania, accusata di non aver inviato alla Russia le prove dell’avvelenamento del dissidente. “I medici di Omsk – il primo ospedale in cui era stato ricoverato – hanno esaminato in dettaglio le condizioni di salute di Navalny”, e non sono stati trovati “segni di avvelenamento”, ha detto il direttore dei servizi segreti esteri russi Sergei Naryshkin, “a questo proposito, ovviamente, abbiamo molte domande per la parte tedesca”. Un duro attacco è arrivato anche dal presidente della Duma Vyacheslav Volodin, che ha accusato l’Occidente, in primis gli Stati Uniti, di aver utilizzato il caso come pretesto per introdurre ulteriori sanzioni contro Mosca e bloccare lo sviluppo russo. “Non funzionerà”, ha avvertito Volodin.

(LaPresse/AP/di Lucrezia Clemente)

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