Allarme clima, l’Italia rischia l’8% del Pil pro capite

L’allarme lanciato dalla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo

Foto LaPresse/Marco Alpozzi 15 Marzo 2019 Torino (Italia) Cronaca Sciopero Mondiale per il Futuro - ispirato da Greta Thunberg. Chiediamo azioni concrete per il Clima Nella foto: Un momento del corteo all'arrivo in Piazza Castello

ROMA – “L’Italia rischia l’8% del Pil pro capite”. E’ l’allarme lanciato dalla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo che si occupa dei cambiamenti climatici e evidenziata nel report “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia”.

Il Paese, affermano gli esperti, “rischia un aumento della temperatura nei prossimi 30 anni fino a 2 gradi in più (rispetto al periodo 1981-2010) se non addirittura un innalzamento fino di 5 gradi al 2100 con diminuzione delle precipitazioni estive nelle regioni del centro e del Sud, aumento di eventi con precipitazioni intense e in tutti gli scenari previsto aumento del numero di giorni caldi e dei periodi senza pioggia. Ciò comporta ulteriore diseguaglianza economica tra Nord e Sud”.

Lo stravolgimento

Sempre nel report della Fondazione si evidenziano le alte temperature che verranno si manterranno anche al calar del sole, paragonabili alle classiche “notti tropicali con giorni con temperatura ma sotto i 20 gradi, fino +18 giorni da qui al 2050 rispetto al periodo 1981-2010, con conseguenze su salute e consumi energetici”. E “sul fronte degli eventi estremi negli ultimi 20 anni, c’è stato un aumento del 9% della probabilità del rischio. Senza contare l’impatto sull’ambiente marino e costiero e sull’agricoltura”.

Impatto negativo: economia

Secondo Donatella Spano, membro della Fondazione Cmcc e docente dell’Università di Sassari che ha coordinato i 30 autori dei 5 capitoli della ricerca, “il rapporto rappresenta il punto più avanzato della conoscenza degli impatti e l’analisi di rischio integrato dei cambiamenti climatici in Italia”. In ambito economico “tutti i settori – si legge – risultano impattati negativamente dai cambiamenti climatici, tuttavia le perdite maggiori vengono a determinarsi nelle infrastrutture, nell’agricoltura e nel settore turistico sia estivo che invernale”.

Impatto negativo: agricoltura e allevamento

Il cambiamento climatico influenzerà negativamente sia il settore dell’agricoltura che quello dell’allevamento. Nei campi ci sarà “tendenza alla riduzione delle rese per molte specie coltivate. Impatti negativi sono attesi anche per il settore dell’allevamento”.

Impatto negativo: centri urbani

Saranno le categoria più deboli a subire l’innalzamento delle temperature: “Le ondate di calore e di eventi di precipitazione intensa, bambini, anziani, disabili e persone più fragili saranno coloro che subiranno maggiori ripercussioni. Sono attesi, infatti incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico e un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra i fenomeni legati all’innalzamento delle temperature in ambiente urbano (isole di calore) e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10)”.

Impatto negativo: costi

Altro aspetto che subirà sostanziali sollecitazione sarà quello dei costi: le alluvioni potrebbero portare una spesa “di 15,2 miliardi di euro l’anno. Considerando lo scenario peggiore di innalzamento della temperatura a fine secolo, il costo del rischio alluvionale è di 15,2 miliardi di euro l’anno, nel periodo 2071-2100; i costi da innalzamento del mare arrivano fino a 5,7mld; il decremento del valore dei terreni agricoli tra 87 e 162 miliardi; la contrazione della domanda turistica fino a 52 miliardi di euro”. Anche gli incendi avranno il loro peso: “Nei prossimi decenni – si legge – il rischio aumenterà del 20%, secondo gli scenari peggiori, con una stagione di +20-40 giorni l’anno e la superficie percorsa dai roghi a fine secolo in un aumento tra il 21 e il 43 per cento. I cambiamenti climatici richiederanno numerosi investimenti e rappresentano un’opportunità di sviluppo sostenibile che il Green Deal europeo riconosce come unico modello di sviluppo per il futuro”.

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