In obitorio l’addio di Ciro a Paola. Lacrime e applausi al Parco Verde

Il commosso omaggio alla compagna accanto ai genitori di lei

CAIVANO (Rosaria Rocca) – Il Parco Verde ha dato l’ultimo saluto alla 18enne Paola Maria Gaglione in un mare di lacrime. Ieri pomeriggio, sono stati celebrati i funerali nella chiesa del rione intitolata a San Paolo Apostolo. Venerdì scorso, il tragico incidente in via degli Etruschi al confine con Acerra che ha portato alla morte della giovane. Era in sella allo scooter Sh 300 insieme all’amore della sua vita, Ciro Migliore, all’anagrafe Cira. Fuggivano “verso la libertà” per poter vivere il loro amore. Alle loro costole, in sella ad un Honda Adv, c’era il fratello di Paola, Michele Antonio. Tutto è successo in pochi istanti: la caduta sull’asfalto è stata fatale alla giovane. Michele sta facendo i conti con la giustizia per quanto accaduto. Ieri, però, tutta la spirale di odio, che ha caratterizzato gli ultimi giorni, si è fermata. per qualche ora Ciro, ricoverato alla clinica Villa dei Fiori di Acerra, ha lasciato l’ospedale per porgere l’ultimo saluto all’amore della sua vita. Ha ottenuto il permesso della Procura ed è stato scortato dalla Polizia all’obitorio con il sostegno dell’Arcigay Antinoo di Napoli. Era intimorito perché temeva la reazione dei familiari di Paola. E’ bastato, però, un cenno di questi ultimi a spezzare quel clima teso. Ciro ha reso omaggio alla sua amata, dopodiché la salma ha raggiunto il Parco Verde. Palloncini bianchi, magliette con la foto della ragazza e tanti applausi: in questo modo è stata accolta quella tomba bianca su cui c’era una fascia con la scritta ‘Mamma e papà’. All’esterno della chiesa lo striscione di Ciro: “Correvamo solo verso la nostra libertà, o almeno credevamo di farlo, verso la nostra piccola grande felicità. Ovunque sarai, il mio cuore sarà lì con te. Ti amerò oltre le nuvole”. Significative le parole del parroco, Don Maurzio Patriciello che, durante l’omelia, ha invitato a mettere da parte l’odio: “Signore, ricordaci che prima dell’orientamento sessuale, del colore della pelle, del conto in banca, viene la persona umana creata a tua immagine e somiglianza. Signore spalma il balsamo, il tuo perdono, distruggi il sentimento di rivalsa e l’odio che tende a insinuarsi nel cuore di qualcuno”. L’uscita della bara è stata accompagnata dal volo delle colombe, quasi a voler sottolineare la libertà tanto bramata e finalmente raggiunta dalla giovane. Profonda la disperazione dei familiari tanto che due zie si sono sentite male. La mamma di Ciro, Rosa Buonadonna non si arrende e continua la battaglia verso la sua verità, intervenuta a Pomeriggio 5: “La famiglia le ha fatto una trappola. Hanno detto che volevano fare pace, ma non era vero. La mamma è la mandante. Hanno minacciato me e mio figlio e l’hanno chiamato femminiello. Ciro non si è fermato in motorino perché Michele lo minacciava. I figli si accettano come sono”.

“Sentirsi diversi non è mai un problema”

Tanti sentimenti, anche contrastanti, tra i residenti del Parco Verde. Nel rione popolare, in cui era nato l’amore tra Paola Maria e Ciro, c’è ancora chi fa i conti con la discriminazione e l’omofobia. E’ il caso di Genny Ambrosio, nato Filomena: “Mi sento più Genny che Filomena. Non abbiamo niente qui a Caivano. Le nostre famiglie hanno impiegato un po’ di tempo ad accettarci, ma alla fine ci sono riuscite. All’inizio è un vero trauma per i genitori e per i paranti. I figli vanno amati così come sono. L’omosessualità non è un problema. Non abbiamo un’associazione lgbt, non abbiamo modo di parlarci e confrontarci tra noi. Nessuno ci capisce e siamo criticati dagli ignoranti che non comprendono il senso della vita. Siamo così. E’ il nostro modo d’essere”. Genny ricorda Paola con la voce commossa: “Amava la vita e voleva viverla a pieno. Ciro è un ragazzo solare che riesce a socializzare con tutti”. I fatti hanno sconvolto la città: “Non doveva accadere. La loro relazione non è mai stata accettata dalla famiglia di Paola”. Nel rione c’è chi difende la famiglia Gaglione, come Pasqualina Paciello (a sinistra): “E’ stata una disgrazia. Il destino di Paola magari era questo. Non credo che Michele volesse ammazzare la sorella. Non ho parole per descrivere questo dolore”. Enrico Parisi (a destra), invece, ritiene che la vicenda sia il riflesso delle carenze dello Stato: “Siamo abbandonati da tutti. Il Governo ci ha abbandonato. Ci sentiamo in Africa o anche peggio. Non abbiamo speranze. Anche le elezioni servono a poco perché i politici ci riempiono solo di chiacchiere. Pensano solo a fare i propri interessi”. Tante anche le persone chiuse in un silenzio che fa rumore: “Non possiamo parlare perché non vogliamo avere problemi”.


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