L’Ocse rivede le stime sull’Italia: ripresa in corso ma la fine della crisi è lontana

L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha, innanzitutto fornito un quadro delle prospettive economiche da cui emergono segnali non solo di ottimismo per l'Italia

MILANO – L’Ocse rivede le sue stime sull’andamento delle economie dei Paesi del G20 e lancia un chiaro avvertimento. Nonostante alcuni segnali di rallentamento durante il periodo estivo, la ripresa è pienamente in corso ma la fine della peggior crisi dal secondo dopo-guerra è ancora lontana.

Le stime dell’Ocse

L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha, innanzitutto fornito un quadro delle prospettive economiche da cui emergono segnali non solo di ottimismo per l’Italia. Infatti Il Pil di quest’anno è ora visto in calo del 10,5%, contro la precedente stima su una contrazione dell’11,3%. Tuttavia l’Ocse ha anche tagliato le previsioni per il 2021. In sostanza, il rimbalzo ci sarà ma più contenuto rispetto a quanto anticipato a giugno. Il prodotto interno lordo è previsto in crescita del 5,4% e non più del 7,7%.

Analoga revisione riguarda anche l’economia mondiale o di grandi Paesi del G20, con l’unica eccezione della Cina, destinata prima e più degli altri a ritornare sul sentiero della crescita nonostante sia stata l’epicentro della crisi. Crescerà dell’1,8% quest’anno e di ben l’8% il prossimo.

Ripresa in corso ma la fine della crisi è lontana

Di sicuro il miglioramento delle stime per il 2020 e il taglio di quelle del 2021 delinea un quadro che, per l’Ocse, può essere così sintetizzato. Il ritmo della ripresa globale, per quanto ancora in corso dopo uno shock senza precedenti, “ha perso slancio nei mesi estivi”. Del resto predominano la debolezza nella spesa per servizi, sul mercato del lavoro o sugli investimenti e l’incertezza in qualsiasi previsione.

L’Ocse ne è consapevole quando sottolinea le sue assunzioni di base: solo sporadici focolai locali e non blocchi nazionali e l’avvio di una vaccinazione di massa solo alla fine del 2021. “Se la minaccia del coronavirus svanisce più rapidamente del previsto, una maggiore fiducia potrebbe aumentare l’attività globale in modo significativo nel 2021”. Mentre “una recrudescenza più forte del virus o più severe misure di contenimento, potrebbero tagliare di 2-3 punti percentuali crescita globale nel 2021, con un aumento della disoccupazione e un periodo prolungato di investimenti deboli”.

La politica fiscale

Per questo motivo, “il sostegno alla politica fiscale, monetaria e strutturale deve essere mantenuto per preservare la fiducia e limitare l’incertezza”, prosegue l’Ocse. Sottolineando la necessità di una “cooperazione globale rafforzata per mantenere frontiere aperte”. Inoltre “una libera circolazione del commercio, degli investimenti e delle attrezzature mediche è essenziale per mitigare e sopprimere il virus in tutte le parti del mondo e accelerare la ripresa economica”.

“Il mondo sta affrontando una crisi sanitaria acuta e il rallentamento economico più drammatico dalla seconda guerra mondiale. La fine non è ancora in vista, ma c’è ancora molto che i responsabili politici possono fare per contribuire a creare fiducia”. Lo ha messo in chiaro il capo-economista Laurence Boone. “E’ importante che i governi evitino l’errore di inasprire troppo rapidamente la politica fiscale, come è successo dopo l’ultima crisi finanziaria”.

(AWE/LaPresse)

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