Medioriente, Netanyahu: “Colpiremo chi ci fa male”

L'esercito israeliano ha colpito obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi verso Israele la notte precedente, coinciso con la firma degli accordi di normalizzazione delle relazioni tra Israele e Bahrein ed Emirati Arabi alla Casa Bianca

GERUSALEMME– L’esercito israeliano ha colpito obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi verso Israele la notte precedente, coinciso con la firma degli accordi di normalizzazione delle relazioni tra Israele e Bahrein ed Emirati Arabi alla Casa Bianca. Al suo ritorno da Washington, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto di non essere sorpreso dall’attacco missilistico né dalla tempistica scelta. “Vogliono riportare indietro la pace ma non ci riusciranno”, ha sottolineato specificando che “colpiremo duramente tutti coloro che cercano di farci del male e tenderemo una mano in pace a tutti coloro che ci tendono la mano”.

I fatti

Il lancio di missili contro Israele è iniziato ieri sera mentre era in corso la cerimonia a Washington ed è continuato durante la notte, con le sirene che hanno continuato a suonare nel sud del Paese. I militari hanno riferito che cinque missili sono atterrati in aree aperte, mentre altri sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistico israeliano. In risposta, l’esercito ha fatto sapere di aver colpito circa 10 postazioni di Hamas a Gaza, tra cui una fabbrica di armi ed esplosivi, infrastrutture sotterranee e un complesso di addestramento militare.

Il recente lancio di razzi da entrambe le parti ha offerto un duro promemoria che gli ultimi sviluppi ottenuti a Washington probabilmente serviranno a poco per cambiare il conflitto tra israeliani e palestinesi. Oltre agli accordi bilaterali firmati da Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, tutti e tre hanno firmato un documento soprannominato gli ‘Accordi di Abramo’. I palestinesi sono contrari agli accordi con Emirati Arabi Uniti e Bahrein, considerandoli un tradimento della loro causa da parte dei Paesi arabi, che hanno accettato di riconoscere Israele senza assicurarsi concessioni territoriali. Né il presidente Donald Trump né il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno menzionato i palestinesi nelle loro osservazioni alla cerimonia della firma, ma sia i ministri degli esteri degli Emirati Arabi Uniti che quelli del Bahrein hanno parlato dell’importanza di creare uno stato palestinese.

(LaPresse/AP)

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