Referendum, da Giorgetti a Gori: incognita ‘voti ribelli’. Veltroni sceglie il No

Tra i no c'è pure quello di Gianni Pittella, finito al centro di una polemica per gli attacchi subiti via web dal mondo della comunicazione Cinquestelle

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse in foto Giancarlo Giorgetti

ROMA – C’è chi dice No. Anche andando contro le indicazioni della forza politica di appartenenza. Manca davvero una manciata di giorni al referendum sul taglio dei parlamentari, primo, vero test nazionale per la politica nell’era Covid, ma nelle segreterie si fa già la conta di quelli che nel segreto dell’urna non rispetteranno la linea. I cosiddetti ‘voti ribelli’. I casi più clamorosi, che hanno fatto rumore per intenderci, riguardano la Lega. Anzi, due pezzi da novanta in via Bellerio: Giancarlo Giorgetti e Attilio Fontana, che hanno deciso si barrare il no sulla scheda, nonostante il leader, Matteo Salvini, si sia schierato apertamente per il Sì. L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e il governatore della Lombardia sono uomini di peso nello scacchiere del Carroccio, di quelli che spostano voti ed equilibri, così il segretario ha evitato di accendere i toni rinculando verso una tranquilla dichiarazione di ‘pace’: “Non siamo mica una caserma”. Collisione evitata.

Le perplessità del Pd

Anche il Pd ha i suoi bei grattacapi sul referendum. Perché la Direzione nazionale ha votato a larga maggioranza la relazione del segretario, che include il voto favorevole al taglio degli eletti. Ma una buona fetta di parlamentari hanno già annunciato che non seguiranno l’indicazione nazionale. Matteo Orfini, ad esempio. Ma anche molti della sua area, a partire dalla deputata dem, Chiara Gribaudo, che ha deciso di aderire al comitato Democratici per il No, di cui fa parte a pieno titolo il senatore Tommaso Nannicini, uno dei promotori della consultazione. Ma i parlamentari Pd contrari alla riforma voluta dai Cinquestelle sono molti, giusto per fare qualche nome: Franco Mirabelli e Luigi Zanda. Non solo, perché sulla stessa linea ci sono anche diversi amministratori locali, come il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. Per non parlare poi dei padri nobili del partito, Romano Prodi, ma soprattutto Walter Veltroni: “Non si può fare un taglio dei parlamentari senza una riforma complessiva”. L’ex segretario, però, ‘salva’ il segretario: se in Toscana vincerà il centrodestra “Nicola Zingaretti non si deve dimettere”.

Il fronte del No

Tra i no c’è pure quello di Gianni Pittella, finito al centro di una polemica per gli attacchi subiti via web dal mondo della comunicazione Cinquestelle, che ha usato la sua immagine per una campagna a favore del Sì con slogan decisamente sopra le righe: “La Prima Repubblica non si scolla mai. Incollato alla poltrona con tutta la famiglia dal 1979”. Parole non proprio adatte a un alleato di governo. Ma nemmeno il Movimento è immune ai ‘ribelli’. Sebbene di default sia a favore del Sì – ci mancherebbe altro, dopo aver presentato la riforma -, qualcuno che boccia pubblicamente il taglio dei parlamentari c’è. Ad esempio il deputato Andrea Colletti, ma anche il collega Marco Rizzone. Anche se il portavoce ligure ha il dente avvelenato con i suoi, dopo essere stato deferito ai probiviri per aver chiesto il bonus da 600 euro previsto dal decreto Cura Italia per le partite Iva e gli autonomi. Quale occasione migliore delle urne, per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

(LaPresse/di Dario Borriello)

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