Libia, Al-Sarraj pronto a lasciare. L’Onu: nuovo vertice a ottobre

La tempistica dell'annuncio risalta per la coincidenza con i negoziati, in programma il mese prossimo a Ginevra, sulla formazione di un nuovo governo

LAPRESSE / AFP

TORINO – Si apre un nuovo capitolo della crisi libica. Il capo del governo di Accordo nazionale, sostenuto dalle Nazioni Unite, Fayez Al-Sarraj, ha annunciato di volere dare le dimissioni entro la fine di ottobre. Sottolineando che i colloqui mediati dall’Onu tra le fazioni rivali del Paese hanno portato a una “nuova fase preparatoria” per unificare le istituzioni e prepararsi per le elezioni parlamentari e presidenziali. Nel frattempo, Nazioni Unite e Germania hanno annunciato un vertice online per il prossimo 5 ottobre, al quale è previsto che partecipino il segretario generale, Antonio Guterress, i rappresentanti delle parti in conflitto ma anche i ministri degli Esteri di molti Paesi, tra cui l’Italia.

L’annuncio delle dimissioni

La tempistica dell’annuncio risalta per la coincidenza con i negoziati, in programma il mese prossimo a Ginevra, sulla formazione di un nuovo governo. Già a inizio settembre un incontro tra le parti libiche ha posto le basi per affrontare il percorso verso il voto entro 18 mesi e la demilitarizzazione della città di Sirte, controllata dalle truppe del generale Khalifa Haftar.

“Annuncio a tutti il mio sincero desiderio di cedere i miei compiti alla prossima autorità esecutiva, non più tardi di ottobre prossimo”. Lo ha dichiarato Al-Sarraj in un breve discorso televisivo esortando i negoziatori a nominare rapidamente la nuova amministrazione per “garantire una transizione pacifica e agevole”. L’Onu, attraverso Guterres, ha evidenziato che il Paese necessita di un nuovo processo politico “per rinnovare le istituzioni esistenti. E, allo stesso tempo, andare verso le elezioni”. E osserva: “Ci sono segnali di speranza”.

Libia nel caos

La Libia è precipitata nel caos nel 2011 a seguito di una rivolta che ha poi portato all’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi. Da allora il Paese è diviso tra amministrazioni rivali, ciascuna sostenuta da gruppi armati e governi stranieri: Haftar, che controlla l’est e il sud, è sostenuto da Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania ed Egitto, mentre le forze di Tripoli che controllano l’ovest del paese sono supportate dal Qatar e dalla Turchia, acerrimo rivale del Cairo e di Abu Dhabi, nel più ampio scacchiere dell’Islam politico.

(LaPresse/AP)

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