D’Anna: “Per l’Ambiente la Regione Campania non ha investito un euro”

Parla il presidente dell'Ordine dei biologi: "Caputo e Bonavitacola non ha mosso un dito. Sulla questione Covid l'Arpac è il grande assente"

Ambientalismo cercasi. La difesa dell’ambiente e della salute è il grande assente della campagna elettorale per le Regionali. L’ex parlamentare e presidente dell’Ordine dei biologi Vincenzo D’Anna pone i riflettori sui rischi del caso e le possibili soluzioni.

D’Anna, l’ambientalismo è scomparso dalla campagna elettorale.

Paradossale. E’ una campagna elettorale che gira attorno all’epidemia. Gli eventi sanitari, legati al rapporto tra ambiente, ecotossicità e salute avrebbero dovuto essere al centro del dibattito. Se il primo bene da tutelare è la salute non possiamo dimenticare i guasti che alla salute vengono dalla Terra di Fuochi, dal mancato smaltimento dei fanghi, dall’assenza di termovalorizzatori, dal tema irrisolto delle ecoballe.

De Luca non agita questi temi. Nemmeno le opposizioni.

Sono facce della stessa medaglia. Ci scontriamo con una visione demagogica dell’ambientalismo. La Campania è una delle tante regioni del Sud che non ha mai preso in considerazione gli impianti di termovalorizzazione, eppure è uscita dalla crisi dei rifiuti del 2008 attraverso quello di Acerra. Tenuto conto che un rogo consistente produce più inquinamento del termovalorizzatore, è un altro paradosso. Sull’altare dell’ecologismo puro nessuno risolve il problema. Non si tiene conto che c’è una frazione d’immondizia che non è biotrasformabile, per questo si producono le ecoballe che si sommano a quelle arretrate. La soluzione? O le bruciamo o le vendiamo a costi altissimi ad altri, che con quei rifiuti producono energia.

Oltre al danno la beffa quindi.

Una doppia perdita: pagare per smaltire le ecoballe e privarsi di una risorsa. Si può produrre energia, calore, acqua calda. Attraverso l’uso di impianti ad elevata tecnologia come in Svizzera. Qui siamo ancora carenti su tanti aspetti.

Ad esempio?

Mentre facciamo i puristi sul trattamento dei rifiuti, dimentichiamo che la scienza ci regala importanti novità sull’inquinamento e le patologie. Oggi abbiamo un inquinamento di carattere microscopico, sostanze chimiche e varie tipologie di sostanze tossiche come diossine e polveri sottili. Questi componenti agiscono e creano mutazioni sul genoma umano. Non facciamo gli impianti perché vogliamo trasformare tutto e non distruggere niente, e in contemporanea c’è una sciatteria enorme. Queste sostanze disperse nell’ambiente sono pericolose, provocano cancro e addirittura infertilità.

Infertilità?

Un recente studio di ricercatori napoletani, tra questi un docente della Federico II, spiega come la dispersione del rame nell’ambiente si annidi nel liquido seminale, producendo una modificazione delle proteine che avvolgono i cromosomi. Quando lo sperma entra nell’ovulo non feconda perché non si libera da queste proteine mette il patrimonio cromosomico a disposizione dell’ovocita femminile. E’ a rischio la conservazione della specie umana. L’inquinamento produce un rapido calo della produzione spermatica.

Questi temi non vengono affrontati dunque? Quali sono le soluzioni?

L’ignoranza dei nostri governanti è abominevole, spendono miliardi di euro ma non finanziano ricerche di questo tipo, non valorizzano le intelligenze e le scoperte dei nostri ricercatori nelle università campane. Sono sconsiderati a non affrontare le tematiche legate all’influsso sull’instaurarsi delle patologie, comprese quelle che dipendono dalla modifica del nostro patrimonio genetico. Basterebbe chiamare in giunta esperti e non compagni di merenda o politici trombati. Queste vicende devono essere messe nelle mani giuste e non darle in pasto alla politica politicante.

Dipinge un quadro nefasto.

Si è visto che modifiche genetiche indotte da queste sostanze hanno effetti nocivi, quando l’organismo ne accumula una certa quantità si bloccano determinati geni e se ne attivano altri che portano al cancro. Ci possono volere anche 15 anni. L’epigenetica sta dimostrando per tabulas come una serie di modifiche genetiche portano a patologie.

Come evitare tutto questo?

La Regione non spende una lira per l’esame mineralometrico del capello, le sostanze nocive si accumulano nei capelli o nel liquido seminale. Basta una ciocca, l’analisi costa due euro. Per disinquinare l’ambiente ci vogliono decenni, noi dobbiamo disinquinare le persone. Ad esempio i grani antichi contengono una quantità di selenio tale da legare tutti i metalli pesanti accumulati nell’intestino. Così si formano dei sali che vengono espulsi con le feci. Insomma, se mangi la pasta con grano antico ti depuri. Anche la pasta fatta con la canapa, che ha microcomponenti depurativi. Ma questo non produce vendita di farmaci e non interessa. Invece si potrebbe trasformare la Terra dei Fuochi in terra che produce prodotti per disinquinare le persone.

Come?

Investendo. Incentivare i giovani ad aprire cooperative agricole. C’è un ritorno economico, di posti di lavoro, e le persone si depurano senza andare in farmacia.

La Regione non lo fa?

Avete mai sentito parlare l’assessore all’Agricoltura, Nicola Caputo, di questo? O Fulvio Bonavitacola? O De Luca e Caldoro? Come presidente dell’ordine dei biologi, in nome di migliaia di ricercatori, chiedo di spendere i fondi in questo, finanziare ricerca, produzione e sperimentazione.

Veniamo ai fanghi, ai depuratori. Cosa non funziona?

I depuratori non funzionano, il litorale flegreo non è balneabile, il Sarno è una fogna. Si parla solo di megaprogetti, di nuovi carrozzoni clientelari. Prendiamo l’Arpac. Ha 500 dipendenti in pianta organica, 250 tra chimici, Biologi tecnici e medici igienisti. Fa un quarto di quello che potrebbe. Faranno 300 assunzioni ma chi è già dentro non viene messo nelle condizioni di lavorare. E’ stato chiuso durante l’emergenza, poteva fare 2000 tamponi al giorno. L’opposizione resta in silenzio. Il M5S non dice nulla, perché su questi temi ci vuole cultura e non la chiacchierologia del nulla.

Una domanda politica. La democrazia e la rappresentanza sono in crisi. Che fare?

Bisogna riprendere la proposta di don Sturzo del 55’. Creare una Autority indipendente che controlli l’attività amministrativa dei partiti. La veridicità delle adesioni, l’applicazione di meccanismi democratici nella selezione della classe dirigente. E’ il cuore del problema italiano. Bisogna aprire scuole di formazione politica, come faremo noi a Caserta a breve, e attivando un grande referendum per modificare la costituzione chiedendo al parlamento di trasformare le associazioni private come i partiti in enti di diritto pubblico. Cultura, legalità e trasparenza sono gli antidoti alla politica dell’ignoranza.

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