Election day, si vota all’ombra del Covid: Toscana e Puglia osservati speciali

Foto Ivan Benedetto / LaPresse

ROMA – Un pronostico impossibile. A poche ore dall’apertura delle urne – per un Election day che unisce il referendum sul taglio dei parlamentari e il rinnovo dei consigli di sette regioni- l’esito della partita tra centrodestra e centrosinistra sul territorio è tutta da giocare. E se in Veneto il tris di Luca Zaia è praticamente scontato, come il bis di Giovanni Toti in Liguria, gli occhi sono ovviamente puntati su Toscana e Puglia, dove il Partito democratico ha quasi il ‘dovere’ politico di riconfermarsi alla guida del governo regionale.

Il Nazareno, secondo i bookmakers, potrebbe portarsi a casa la Campania, con Vincenzo De Luca favorito rispetto all’eterno rivale del centrodestra Stefano Caldoro. Ad ambire invece la conquista di Palazzo Sacrati Strozzi a Firenze sette pretendenti, ma il testa a testa preannunciato sarà tra Eugenio Giani (centrosinistra) e Susanna Ceccardi (centrodestra in quota Lega). Anche in Toscana peserà il mancato accordo con l’alleato di governo, il Movimento 5Stelle che invece schiera Irene Galletti. A giocarsi tutto in una regione notoriamente ‘roccaforte rossa’ – quindi dall’alto significato politico per motivi diverse da ambo le parti – sia il segretario del Pd Nicola Zingaretti, sia il leader del Carroccio, Matteo Salvini.

La riconferma dell’uno e la conquista per l’altro potrebbero segnare sia il futuro e gli equilibri nel governo guidato da Giuseppe Conte, sia addirittura la sopravvivenza dello stesso esecutivo giallo-rosso. Senza dimenticare che la corsa al successore di Enrico Rossi vede anche la presenza di Matteo Renzi, con la sua Italia Viva alla prima prova di un voto elettorale. Gli altri candidati sono invece Marco Barzanti sostenuto dalla lista Partito Comunista Italiano, Salvatore Catello sostenuto da Partito comunista, Tommaso Fattori sostenuto dalla lista Toscana a sinistra e Tiziana Vigni sostenuta dalla lista Movimento 3V Libertà di scelta.

Sfida fino all’ultimo voto in Puglia tra l’uscente Michele Emiliano e l’ex governatore del centrodestra Raffaele Fitto

Impostosi alle primarie del centrosinistra, anche Emiliano in queste elezioni non può contare sul sostegno dei pentastellati, che se la vogliono giocare per la sfida al palazzo di Bari con la battagliera Antonella Laricchia. Anche Italia Viva e +Europa si sono tirati fuori, sparigliando il voto con il candidato Ivan Scalfarotto. Il centrodestra, dopo un lungo braccio di ferro tra Giorgia Meloni e Salvini, punta su Fitto come competitor contro l’attuale presidente, che aspira al bis dopo avergovernato la regione dal 2000 al 2005. In tutto i candidati della regione tacco dello Stivale sono otto. Oltre ai già menzionati ci saranno: Andrea D’Agosto (Riconquistare l’Italia); Mario Conca (Cittadini pugliesi); Nicola Cesaria (Rifondazione/PCI) e Pierfranco Bruni (Fiamma Tricolore).

Anche nelle Marche tutto ancora apertissimo per il successore di Luca Cerescioli. A giocarsi la poltrona più alta a palazzo Leopardi di Ancona l’uomo del centrodestra, Francesco Acquaroli, e quello del centrosinistra, Maurizio Mangialardi. Sfumata anche qui l’alleanza di governo tra Pd e M5S. Correrà da solo infatti Gian Mario Mercorelli, anche lui vincitore delle Regionarie. In totale sono otto i candidati in campo con la lista Dipende da Noi, che fin da subito ha annunciato di prendere parte a queste elezioni regionali con il docente Roberto Mancini come candidato. A completare l’elenco ci sono Alessandra Contigiani per Riconquistare l’Italia, Anna Rita Iannetti per il Movimento 3V, Sabrina Banzato per Vox Italia di Diego Fusaro e Fabio Pasquinelli, appoggiato dal Partito Comunista di Marco Rizzo.

Un voto sul territorio che inevitabilmente avrà ricadute nazionali per tutti i partiti e anche sull’esecutivo. Sicuramente una fetta importante di questa sfida sarà la consultazione referendaria sul taglia ‘poltrone’ – con la vittoria del sì’ scontata – bandierina del Movimento 5Stelle e su cui Luigi Di Maio sta spendendo la maggior parte delle sue energie. Per il referendum si voterà in tutta Italia e – essendo confermativo – non c’è bisogno di quorum. Qui potrebbe pesare l’astensionismo, rafforzato dall’epidemia da Covid-19, e dalle ondivaghe indicazioni dei partiti che – come Matteo Renzi e Silvio Berlusconi – hanno ricevuto l’indicazione di ‘voto secondo coscienza’.

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