Pensare prima di cliccare

Un tempo per azionare la “macchina del fango” ci voleva costanza, impegno, intelligenza, una buona dose di dossieraggio, influenza politica e mediatica. Ora basta una foto decontestualizzata e un briciolo di fantasia, e il danno è bello che fatto. Cosa ancora più grave: questa macchina del fango 2.0 è ingestibile, incontrollabile e vive di vita propria, il più delle volte azionata solo per diletto. Il paradosso dei social, costruiti per creare un nuovo modo di fruire le interazioni interpersonali, è proprio questo: aver creato fenomenologie che al contempo metterebbero in accordo nell’imbarazzo tanto i nostri avi quanto i nostri eredi. Immani stupidate che si diffondono a macchia d’olio e che spesso non basta smentire per arginare il danno ormai consumato.

Succede quindi che nell’annosa discussione sull’avvio dell’anno scolastico, che di tormenti ne ha già a sufficienza, sbuchi un video in cui su sedie da classe con tanto di rotelle si immortalino giovani intenti a giocare come fossero sulle macchine tozzi-tozzi. Tutto troppo semplice da diffondere con due semplici tasti. Salvo il fatto che il video in questione è più anziano del Covid, risale a circa tre anni fa e con l’annoso dibattito di oggi fatto di banchi monoposto e distanziamento sociale non c’entri assolutamente niente. Caso isolato? Non si direbbe, basta scorrere gli archivi della nostra memoria a breve termine per scovare genitori che avrebbero fatto bere una birra a un bambino (prodezza di un altro candidato politico che diffuse la foto del minore), o la ormai celebre storia di qualche mese fa del pullman guidato a Napoli da un minore che tanto minore non sarebbe stato.

Del resto, la platea (urlante) di Facebook ormai sembra essere fuori controllo e ne è dimostrazione la “trollata” della nota pagina umoristica “Inps per la famiglia tradizionale” dove la pornostar Mia Khalifa è stata fatta passare per volontaria di un partito politico pestata a sangue durante il volantinaggio. E a cascarci oltre al cosiddetto “popolo del web” (definizione un po’ stupida, mi permetto di notare) personaggi di spicco in cerca del facile sensazionalismo. Insomma, è talmente facile finire nel tritacarne che questa ne è una lampante dimostrazione. Ma fin quando siamo nello sberleffo, ancora quanto, possiamo anche accettarlo. Quando a rischio si mette l’economia di un’azienda, di un’attività o la dignità di una persona, invece, le carte in tavola vengono stravolte. Capita così che una nota cioccolateria dismetta una sede nella city di Napoli che va in affitto a un partito politico (di cui non facciamo il nome perché in silenzio stampa). Una foto, però, ritrae il celebre nome dell’azienda e i manifesti dei candidati. Anatema. Lo shitstorm sul web è nefasto per il marchio, colpevole di “non doversi schierare politicamente”. Su Facebook è tutto una pletora di rifiuti a mangiare i cioccolatini di tale marchio, conditi da critiche gastronomiche che sembrava di stare a Bake Off Italia. Che Ernst Knam scansati proprio. Anche di questi esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe. Ma qui in gioco ci sono lavoratori, onore, dignità, lavoro. Per questo, prima di condividere indignato, che è così facile (basta premere due volte col mouse), pensa. Prima di postare, pensa.

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