Governo, Conte esclude rimpasto e riunisce i capi delegazione sul 5G

Foto Filippo Attili / Palazzo Chigi / LaPresse in foto il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al lavoro sul duplice importante tema del Decreto Liquidità

ROMA – Una prima occasione di confronto, ufficialmente per parlare di 5G, che diventa occasione per fare il punto sulle nuove prospettive di governo dopo il voto su referendum ed amministrative. Al vertice di Palazzo Chigi partecipano i capi delegazione di maggioranza Dario Franceschini, Alfonso Bonafede, Roberto Speranza, Teresa Bellanova, oltre ai ministri Roberto Gualtieri, Luigi Di Maio, Enzo Amendola, Stefano Patuanelli, Lorenzo Guerini e il sottosegretario Riccardo Fraccaro.

Il Pd, rappresentato nell’esecutivo da Franceschini, vorrebbe un segnale forte: al primo Consiglio dei ministri utile, l’approvazione delle modifiche ai Dl Sicurezza su cui già è stata siglata un’intesa di massima. Ma, non lontano da Palazzo Chigi, ribolliva la rabbia pentastellata: non tutti vedono bene un cambio di passo sull’immigrazione. Il premier Conte, comunque, si è già detto disponibile a modificare i testi, nonostante i malumori di alcuni pentastellati.

E non si placa il tam tam su un possibile rimpasto per rispecchiare gli equilibri politici usciti dalle Regionali. “Ho una squadra che sta lavorando con concentrazione ed efficienza e mi ritengo pienamente soddisfatto. E in ogni caso nessuna forza politica me lo ha chiesto”, dice a ‘La Stampa’ Conte. Più che un rimpasto, argomenta il premier, si sta cercando il rilancio. Rilancio che passa forzatamente per il Recovery Plan che sta lentamente prendendo forma nelle interlocuzioni tra Roma e Bruxelles.

Guarda a Washington, invece, la riunione sul 5G voluta con i capi delegazione. La settimana prossima, martedì e mercoledì, il segretatario di Stato Usa Mike Pompeo sarà a Roma e in Vaticano. Il 5G, tecnologia attraverso cui passano conversazioni e informazioni sensibili, non deve cadere in mani cinesi, avverte la Casa Bianca di Donald Trump di cui Pompeo sarà portavoce.

Conte vuole che le forze di maggioranza siano compatte sugli orientamenti dell’esecutivo. Il ministro Amendola, spiegando che “i dati sono il nuovo petrolio”, spinge perché non solo l’Italia, ma l’intera Europa, sia molto rigida nei controlli. “Non ho mai messo in discussione i rapporti commerciali e di scambi con la Cina, ma sulla sicurezza non si possono fare compromessi”. Nell’esecutivo però le voci sono diverse, e Conte è chiamato, ancora una volta a mediare.

La settimana prossima Pompeo sarà anche in Vaticano, ma nei giorni scorsi ha già mandato un segnale chiaro: su Twitter, ha ricordato che due anni fa la Santa Sede ha raggiunto un accordo con Pechino “nella speranza di aiutare i cattolici cinesi, ma gli abusi del Partito comunista sono solo peggiorati”. Insomma, per Pompeo il Vaticano non dovrebbe rinnovare l’accordo, in scadenza ad ottobre. (LaPresse)

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