Regionali in Campania, Caldoro: “Volevo defilarmi, la disfatta era annunciata”

Il capo dell’opposizione: “Crollo generale, non solo di Fi. Io e Salvini abbiamo cercato di candidare altri”

Al disastro collettivo del centrodestra si somma il disastro di Forza Italia. Gli azzurri sono letteralmente crollati su se stessi: terzo partito in coalizione, eleggono solo due consiglieri. Le correnti, quelle che dovevano duellare per il primato, raccolgono poco o nulla. L’asse tra l’uscente Maria Grazia Di Scala e il coordinatore regionale Domenico De Siano raccoglie solo 10mila voti, piazzandosi al terzo posto. Mara Carfagna nella ‘sua’ Salerno non ha tirato fuori il coniglio dal cilindro come si diceva in casa azzurra e Fi non prende il seggio. A Napoli non ha appoggiato nessuno, contribuendo alla disfatta di Ermanno Russo con la complicità del cugino Paolo. Le voci di corridoio davano la parlamentare forzista in accordo con Maria Caniglia a Napoli, candidata con De Luca: le preferenze messe in fila sono appena 3mila. Armando Cesaro non ha partecipato né direttamente né indirettamente. E poi c’è Stefano Caldoro. Il candidato governatore e capo dell’opposizione ha le sue responsabilità, ma visto il contesto di colpe, al fin fine, ne ha poche. Tra i disastri azzurri, gli sgambetti e il flop della Lega e il mancato boom di FdI poco si poteva fare in più. Ed anzi, forse gli va dato il merito di non aver abbandonato la nave che affonda mentre gli altri, fiutato il pericolo, sono scappati via. Lo sottolinea e lo rivendica il candidato governatore perdente: “Io e Salvini abbiamo cercato altri nomi. Volevo defilarmi, sapevo che era una missione impossibile”.

Caldoro, si aspettava una sconfitta elettorale di tale portata? 

Non se l’aspettava nessuno. I dati sulle vittorie di Zaia, Toti, De Luca e in parte Emiliano, unico a non vestire i panni dello sceriffo, dimostrano che c’è stato un voto Covid. La sola lista di Zaia ha preso intorno al 47%, quella di Toti il 24% circa, le liste di De Luca tra il 30-35%. Risultati ottenuti per due motivi. Il sentimento di riconoscenza del sentire popolare verso chi ha gestito l’emergenza, vale per i governatori e per il premier Conte. Poi il voto dei moderati che pur non avendo stima di De Luca, di fronte all’emergenza e al pericolo dell’ondata di ritorno pensano che sia un errore cambiare. Non si cambia il comandante di una nave in tempesta. 

Il centrodestra unito è crollato. La Lega ha floppato.

I tre partiti della coalizione hanno preso percentuali simili. Io ho ottenuto 18mila voti più delle liste. Il problema è stato sicuramente legato all’effetto compressione dovuto a quanto detto prima. Faccio un’analisi oggettiva, che avremmo  potuto fare di più mi sembra ovvio.  

Lei ha preso più voti delle liste in suo sostegno eppure Salvini ha parlato di scelte sbagliate in Campania e Puglia. Si sente chiamato in causa? 

Le dichiarazioni di Salvini non sono riferite a me o ad altre persone. Lui ha ribadito che dal suo punto di vista al Sud è opportuno trovare candidati della società civile e del mondo delle professioni. Sempre che ci siano nomi in grado di rappresentare una novità e abbiano il coraggio di fare delle scelte.

La società civile in Campania ha risposto picche a Salvini quando era alla ricerca di una candidatura alternativa alla sua.

Ci ha provato e ci ho provato anche io. 

Cosa non ha funzionato? 

A fare delle scelte quando il vento è in poppa son bravi tutti. Sapevano che, soprattutto dopo il Covid, era un’impresa impossibile battere De Luca e non hanno avuto coraggio. Io ho detto sì per coerenza e con quel coraggio che in politica serve. 

FdI non ha sfondato nonostante i meloniani avessero presentato liste forti. Il risultato è vicino a quello di Lega e Fi.

Non dimentichiamo mai che il dato è viziato da quei 30 se non 40 punti percentuale legati al Covid. Paradossalmente, guardando ai numeri, rispetto alle aspettative solo Forza Italia ha mantenuto. Lega, Fdi e Fi hanno avuto un risultato simile, sopra al 5%. Dato negativo per tutti. 

A scrutinio non ancora ultimato, Armando Cesaro ha scritto: “Vedo molti in ansia. E’ successo qualcosa? Valutazioni sbagliate? Ahi ahi ahi”. Ironia o sbeffeggiamento? 

Non l’ho letto. 

Evita le polemiche. Ma il partito è in balia del correntismo: area De Siano, area Carfagna, area Martusciello, area Cesaro. In che modo pensa possiate ricompattarvi per evitare che le dispute interne incidano sui prossimi appuntamenti elettorali?

La dialettica non credo che in questa fase aiuti se non attraverso un richiamo unitario. Io non porto rancore. Consiglierei parole unitarie a tutti. Punterei sulle soluzioni, sulle scelte migliori e in particolare sul ruolo che deve esercitare Berlusconi che è l’unico a rappresentare la sintesi. In questa battaglia elettorale non posso rimproverare niente ai leader dei partiti. Ringrazio Salvini, Meloni e Tajani per essere stati sempre presenti in Campania.

Con Berlusconi il risultato sarebbe stato diverso? 

Ogni volta che viene lui è un valore aggiunto. 

Quale opposizione dobbiamo aspettarci da Caldoro? 

Dalla verità dei fatti senza limitarci all’emergenza Covid. La Campania è la regione peggiore in Europa. Lo ha certificato l’Eurostat nella classifica 2020, riferibile al triennio 2016-2019. Rispetto a tutte le regioni europee la Campania ha perso 50 posizioni, è stata superata anche da quelle rumene maggiormente in difficoltà. Ed è ultima in Italia per rischio povertà. De Luca in cinque anni ci ha portati ad essere ultima regione in Europa. Ripartiamo da questo per risalire. 

E il futuro di Fi in vista delle Comunali di Napoli e Caserta? 

Nel mio programma ho parlato della grande Napoli perché penso sia questo l’obiettivo. Invece vedo nel programma di De Luca la visione di Napoli piccola, un capoluogo di provincia e non Napoli capitale. Gli investimenti sono pari a quelli per Salerno città. Questo dimostra che il centrosinistra una ricetta per Napoli non ce l’ha.

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