M5S, percorso stati generali ad alta tensione. Crimi smussa: “Non è far west”

Foto Vincenzo Livieri / LaPresse in foto Vito Crimi

ROMA – Polveriera M5S, o quasi. Per Vito Crimi non c’è nessuna “guerra tra bande”, ma è evidente che “dobbiamo dotarci di una una nuova organizzazione”. Il capo politico ha ormai abbracciato l’ingrato compito di spegnere ogni piccolo fuocherello che si accende nei mille rivoli dell’universo pentastellato, ma conosce abbastanza il suo gruppo da capire che è perfettamente impossibile stare dietro a malumori, mal di pancia, dissensi, strategie e singole ambizioni. Sono tanti e troppo diffusi per arrivare ovunque. Ecco perché alla fine ha scelto l’assemblea congiunta di giovedì scorso per lanciare la palla in campo e dare il via alla partita. Che si preannuncia infuocata, anche se Crimi stempera: “Sembrava andassimo verso la resa dei conti definitiva, il far west, una guerra fra bande, l’inferno, l’ultimo giorno del MoVimento sulla terra. Aspettavano, forse speravano, che scorresse il sangue. Niente di tutto questo, ovviamente”. Quindi, “nessuno psicodramma”.

Tornando alla futura governance, le opzioni reali sono due: tolta la votazione classica del capo politico su Rousseau (ormai c’è un tacito consenso nel superarla), resta da decidere se attivare subito un organo collegiale che governi il Movimento o aprire un percorso che parta dai territori e porti fino alla scelta di un nuovo Direttorio, che funga da collante delle varie aree Cinquestelle, ai prossimi stati generali.

I tempi, però, si allungano pericolosamente. Ecco perché Luigi Di Maio riattiva il pressing: “Bene il confronto interno però voglio dire anche rapidità, mettendo sempre al centro il Paese”. Il ministro degli Esteri, che a capo del Movimento c’è stato e conosce alla perfezione la ‘macchina’, ma soprattutto gli effetti sulla base, ribadisce il concetto: “Teniamo la barra ditta, discutiamo al nostro interno con rapidità, ma ci sono delle esigenze dei cittadini”.

La riflessione di Roberto Fico, invece, si allarga all’eterogeneità del gruppo. Esistono “tante anime” ma “l’importante è cercare di trovare una sintesi e una strada rinnovata”. Un’impresa difficilissima, visti i tempi che corrono nelle truppe pentastellate. Anche se lo sforzo va fatto, altrimenti a rimetterci sarà il governo. Di questo il presidente della Camera è consapevole: “Vedo una tenuta di questa maggioranza salda e oltretutto non è in alcun modo il momento di dividersi, è un momento importantissimo per il Paese”.

La terza carica dello Stato trova anche lo spunto per ricucire il mezzo strappo di Beppe Grillo con gli alleati, quando ha detto urbi et orbi di non avere più fiducia nel Parlamento ma solo nella democrazia diretta. Ogni tensione va smussata, dunque. Anche se i problemi spuntano ovunque, a volte con una percezione anche più ampia della portata reale. Come il caso di Barbara Lezzi, che ha deciso di ‘silenziare’ una chat pugliese, ma non di lasciare il Movimento, come qualcuno ha ipotizzato. A LaPresse smentisce seccamente: “Non è vero”. Poi su Facebook argomenta: “Vorrei un M5S che ambisce ad essere sempre più rilevante”, ma “se non dovessi trovarmi più bene, me ne andrei a casa, non in altri gruppi”. (LaPresse)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome