Il Cts è contrario a ulteriori aperture degli stadi: “Non ci sono le condizioni”

Per il comitato non è opportuno allentare i limiti di pubblico sugli spalti come chiesto dalle Regioni

Foto Marco Alpozzi / LaPresse Nella foto: riscaldamento - panoramica stadio vuoto

ROMA – Il Cts dice no ad una deroga all’apertura degli stadi, secondo gli esperti infatti “non ci sono le condizioni” epidemiologiche. Per poter rivedere le misure bisognerà aspettare almeno la metà di ottobre, quando saranno più definiti gli effetti della riapertura delle scuole sull’andamento della curva del virus. Il Comitato Tecnico Scientifico, riunitosi per analizzare il documento ricevuto dal Ministro della Salute relativo alla partecipazione del pubblico alle manifestazioni sportive predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome, ha spiegato la propria linea attraverso una nota.

Il Cts è contrario all’apertura degli stadi

“Per quanto riguarda la partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, confermando che essi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus – anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo – il CTS ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome”, si legge nella nota del Cts.

Le regole da rispettare

Resta, comunque, imprescindibile assicurare – per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore – la prenotazione e la preassegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro, l’igienizzazione delle mani e l’uso delle mascherine”, spiegano gli esperti che poi aggiungono: “Qualora l’evento non possa garantire le citate misure di prevenzione, i numeri indicati nel DPCM dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori e posti sotto la valutazione e la responsabilità delle autorità sanitarie competenti”.

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