Quando un cestino allunga la vita

Il trend allarmante nei parchi italiani: a terra distese di mozziconi e buste di patatine. Pigrizia, indifferenza e poca sensibilità nei confronti dell’ambiente: il cocktail di lassismo che inquina le nostre aree verdi

NAPOLI – Siamo al parco, abbiamo fame, quindi apriamo una busta di patatine e la condividiamo con chi è lì con noi. Dopo il salato una sigaretta ci starebbe proprio bene, pensiamo. La accendiamo, ne aspiriamo i veleni, poi riprendiamo con le patatine. Altra sigaretta, altri veleni, altre patatine. E magari beviamo anche qualcosa. La conversazione fila via liscia, il pomeriggio pure. Prima di andare via, però, guai a non ricordarci di gettare il tutto negli appositi cestini. In caso contrario potremmo ritrovarci a essere i protagonisti ‘nascosti’ del recente studio di Legambiente sullo stato di salute dei parchi italiani. L’ultimo report, il monitoraggio Park Litter 2020 (realizzato grazie ai circoli provinciali e regionali di Legambiente e a 295 volontari in azione), fotografa una situazione a dir poco avvilente. Sono 27.854 rifiuti raccolti e catalogati in 73 pubblici monitorati in tutta Italia nei quali sono stati effettuati transetti di monitoraggio di 100 metri quadrati ciascuno, per un totale di 7300 metri quadrati. Stiamo parlando di circa quattro rifiuti ogni metro quadrato monitorato. A farla da padrone ancora una volta sono i mozziconi di sigarette che rappresentano il 33% dei rifiuti raccolti (9.304 su 27.854 totali), seguiti da tappi di bottiglia o di barattoli/linguette di lattine (2.240, l’8% del totale) e frammenti non identificabili di carta (2.004, il 7%). Non mancano i frammenti non identificabili di plastica che rappresentano circa il 6% dei rifiuti totali rinvenuti (1.580). Per quanto riguarda i mozziconi di sigarette, il parco in cui sono stati monitorati in maggior numero è a La Spezia, in Liguria, con 1.550 mozziconi trovati in 100 metri quadrati, seguito da Bologna in Emilia Romagna con più di 700 mozziconi e Potenza, in Basilicata, con 500 mozziconi. Raggruppati per categorie di materiali, i rifiuti dispersi nei parchi sono per il 60% di polimeri artificiali (16.805 rifiuti), per il 16% di carta e cartone (4.526) e per il 11% di metallo (2.984); la restante percentuale di rifiuti è composta da rifiuti in gomma, vetro, materiale organico, legno trattato, tessili, bioplastica e materiali misti. Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale: le mascherine monouso sono state rinvenute nel 30% dei parchi (22 su 73), mentre i guanti monouso in 16 parchi su 73.
Eppure i cestini per la raccolta dei rifiuti sono presenti in 64 di questi 73 parchi monitorati: in 9 invece mancano completamente; laddove sono presenti, solo nel 16% dei casi (10 su 64) sono predisposti per la differenziazione dei rifiuti secondo materiali. Nel monitoraggio Park Litter è stata riportata la presenza o meno di chiusura o copertura dei cestini presenti: solo in 21 parchi su 64 (33%) è presente questa caratteristica utile a prevenire la dispersione dei materiali. La presenza di tombini e canali di scolo è stata invece riscontrata in 49 dei 73 parchi monitorati (67%): un parametro che è stato rilevato in quanto uno dei principali vettori di rifiuti in ambiente marino sono proprio i canali e i corsi d’acqua spesso collegati con la rete fognaria urbana e la principale fonte dei rifiuti è la cattiva gestione di quelli di origine urbana. Infine nel 59% dei parchi (43 su 73) sono state notate zone di accumulo, per lo più sotto o nelle vicinanze di panchine e tavoli da pic-nic, in presenza di cestini strabordanti, tra siepi o cespugli e in alcuni casi nell’area giochi per i bambini. E’ in corso in questo fine settimana l’iniziativa ‘Puliamo il mondo’ targata per il 27esimo anno di fila da Legambiente. L’obiettivo è tirare a lucido le aree verdi italiane, ma anche sensibilizzare le persone all’uso di pratiche civili. A volte un cestino può allungare (e migliorare) la vita. In fondo basta poco per mantenere puliti i parchi. E per mantenere pulita la propria coscienza.

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