M5S verso una nuova governance: riunione tra Crimi e i ministri. Casaleggio ‘conferma’ Rousseau

Figure di spicco come l'ex capo politico Luigi Di Maio e Roberto Fico hanno invece parlato di "crisi", per la quale è necessario intervenire subito

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse in foto Vito Crimi

ROMA – Sprint verso un ‘nuovo’ Movimento 5 Stelle. Che avrà (ma non ci sono certezze) una governance condivisa e continuerà le sue battaglie identitarie nel governo. Rousseau? Rimarrà “il cuore pulsante”, parola di Davide Casaleggio. Nel mondo pentastellato le Regionali stanno diventano uno spartiacque: da Di Battista a Lezzi, in molti attivisti della prima ora è prevalsa l’amarezza per il risultato del voto, definito dal pasionario romano “la peggiore sconfitta della storia del Movimento”. Figure di spicco come l’ex capo politico Luigi Di Maio e Roberto Fico hanno invece parlato di “crisi”, per la quale è necessario intervenire subito. Agli Stati generali si deciderà moltissimo, con l’obiettivo però di avere un board di comando allargato il prima possibile. L’idea è un organo collegiale o, sembra l’ipotesi più gettonata, nominare un comitato composto da 19 persone, da scegliere tra gli eletti di Camera, Senato, Europarlamento, Consigli regionali e Consigli comunali.

Il ruolo degli Stati generali

“Al massimo in un mese e mezzo dobbiamo chiudere gli Stati generali e avere il nuovo organo direttivo”, dice Alfonso Bonafede. Se ne parlerà già domani forse, in una riunione convocata dall’attuale reggente, Vito Crimi, proprio con i ministri 5Stelle. Quindi Bonafede, ma anche Nunzia Catalfo, Stefano Patuanelli( da sempre favorevole ad un asse riformista con il Pd). Federico D’Incà, Fabiana Dadone e Paola Pisano, tutti insieme per fare quadrato attorno al M5S, che rappresenta la forza di maggioranza relativa dentro il Parlamento. La riorganizzazione passa dall’abbandono dell’uomo solo al potere, anche se i nodi Recovery Fund e soprattutto Mes rischiano di far implodere dall’interno il fragile equilibrio. Il Pd pressa sul Fondo Salva-Stati nelle ultime ore è arrivato anche l’endorsement di Ignazio Visco), ma il premier Giuseppe Conte non sembra avere ancora le chiavi giuste per aprire la ‘catena di sicurezza’ pentastellata attorno al Mes.

Le ragioni del no

Al momento il no è ribadito a più livelli, ma di certo il dibattito va posticipato a quando il M5S avrà una nuova fisionomia, più adatta a controbattere le polemiche politiche dentro e fuori il governo.

La parola d’ordine è unità

La parola d’ordine ora deve essere unità: non sarà la “testuggine” citata da Di Maio in tempi di governo gialloverde, ma il post su Facebook pubblicato ieri è un messaggio chiaro: “Il MoVimento ha sempre dimostrato la sua forza di cambiamento quando è unito, quando tutti parlano la stessa lingua e remano nella stessa direzione”. In attesa di scoprire come si evolverà la situazione, Davide Casaleggio difende l’associazione Rousseau: “E il cuore pulsante del M5s”, si legge in un post sul Blog Delle Stelle che rilancia le parole del padre, Gianroberto.

(LaPresse/di Alessandro Banfo)

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