Papa: “Tutti possiamo scivolare, l’importante è scegliere la verità sulla menzogna”

"A volte qualcuno può scivolare un po', ma nella vita chi non scivola? Tutti! Ma ci alziamo: 'Non ho fatto bene, ma adesso'. Riprendere sempre questo cammino per la conversione della gente e anche per la propria conversione".

(AP Photo/Alessandra Tarantino)

ROMA – “A volte qualcuno può scivolare un po’, ma nella vita chi non scivola? Tutti! Ma ci alziamo: ‘Non ho fatto bene, ma adesso’. Riprendere sempre questo cammino per la conversione della gente e anche per la propria conversione”. Papa Francesco parla in pubblico, a braccio, nel corso dell’omelia pronunciata sabato pomeriggio in occasione della Celebrazione Eucaristica per il Corpo della Gendarmeria Vaticana ed è la prima volta dopo la bufera che ha coinvolto il cardinale Angelo Becciu, ex sostituto alla segreteria di Stato della Santa Sede e ormai ex prefetto delle Cause dei Santi dopo la presunta accusa di peculato. Le parole del Pontefice, diffuse dal Vaticano solo oggi, sono piuttosto sibilline. “Ogni volta che voi fate un passo per mettere ordine, pensate che state facendo un servizio, state facendo una conversione che è servizio. E nel modo in cui lo farete, farete del bene agli altri”, aggiunge il Santo Padre sottolineando come nessuno si debba “punito”  ma “ascoltato, messo a posto, con l’umiltà di Gesù”.

Il Papa parla della “conversione del cuore”, conversione “che vuol dire ‘cambiare vita’, cioè che il cuore che non va per una buona strada trovi una buona strada”. Gesù, sottolinea, “era sempre con i peccatori, con i malfattori pure, ma loro si sentivano vicini a Gesù, non si sentivano giudicati. Ma Gesù mai ha detto una menzogna, una bugia. No: ‘La verità è questa, la strada è questa’. Ma lo diceva con amabilità, lo diceva con il cuore, lo diceva come fratello”. 

Anche nell’omelia pronunciata oggi dalla finestra della basilica di S. Pietro, il Santo Padre torna sul tema della conversione. Francesco cita la parabola dei due figli chiamati dal padre ad andare a lavorare nella vigna: il primo risponde impulsivamente ‘no’, ma poi si pente e ci va; invece il secondo figlio, che subito risponde ‘sì’, in realtà non lo fa.  “L’obbedienza non consiste nel dire ‘sì’ o ‘no’, ma nell’agire, nel coltivare la vigna, nel realizzare il Regno di Dio, nel fare del bene. Con questo semplice esempio, Gesù vuole superare una religione intesa solo come pratica esteriore e abitudinaria, che non incide sulla vita e sugli atteggiamenti delle persone – sottolinea – Una religiosità superficiale, soltanto ‘rituale’, nel brutto senso della parola”. Gli esponenti di questa “religiosità ‘di facciata’”, che Gesù disapprova, sono ‘i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo’, i quali, secondo l’ammonizione del Signore, nel Regno di Dio saranno sorpassati dai pubblicani e dalle prostitute.

“Questa affermazione non deve indurre a pensare che fanno bene quanti non seguono i comandamenti di Dio e la morale, e dicono: ‘Tanto, quelli che vanno in Chiesa sono peggio di noi!’ Non è questo l’insegnamento di Gesù – mette in chiaro Bergoglio – Gesù non addita i pubblicani e le prostitute come modelli di vita, ma come ‘privilegiati della Grazia’. La conversione è sempre una grazia, che Dio offre a chiunque si apre e si converte a Lui”. “La fede in Dio chiede di rinnovare ogni giorno la scelta del bene rispetto al male – conclude – la scelta della verità rispetto alla menzogna, la scelta dell’amore del prossimo rispetto agli egoismi”.

di Nadia Pietrafitta

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