Autostrade, il nodo manleva scatena le ire del Governo

E all'interno dell'esecutivo la pazienza sembra ormai finita come dimostrato da un ultimatum lanciato dal Giancarlo Cancelleri, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

MILANO – Pochi giorni e la querelle Autostrade, da ormai oltre due anni al centro del dibattito politico, dovrebbe essere finalmente risolta. O almeno si spera perché gli ultimi giorni hanno visto le parti, ossia la holding Atlantia e la Cassa Depositi e Prestiti, scontrarsi sull’ostacolo forse insuperabile della manleva al tavolo negoziale sulla finalizzazione dell’accordo per il cambio della governance di Aspi di metà di luglio.

La querelle Autostrade

Lo scontro e soprattutto quella rottura delle trattative finora emerse solo da indiscrezioni o voci di stampa hanno rinvigorito e rafforzato la posizione di un governo sempre deciso a esautorare Atlantia dalla gestione di Autostrade. E all’interno dell’esecutivo la pazienza sembra ormai finita come dimostrato da un ultimatum lanciato dal Giancarlo Cancelleri, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’ultimatum

“Se entro venerdì – ha avvertito Cancelleri – Atlantia non cede Autostrade a Cassa depositi e prestiti gli revochiamo la concessione. Loro non vogliono sottoscrivere la manleva: loro sono indagati dalla magistratura per il crollo del Ponte Morandi, hanno delle responsabilità amministrative e penali. La manleva è quell’atto con cui si solleva quella responsabilità al nuovo acquirente. Loro vorrebbero vendere non solo le quote societarie, ma anche la responsabilità. Invece devono vendere le quote societarie, ma la responsabilità se la tengono loro”.

Governo in pressing

“Entro venerdì si scioglie questo nodo, il presidente Conte è stato perentorio. Non è serio quello che hanno fatto, loro hanno sottoscritto un accordo il 14 luglio nel quale c’era anche la manleva delle responsabilità civili e amministrative, ora non stanno mantenendo questo accordo. Si stanno tirando indietro perché speravano che le regionali facessero cadere il governo ma questo, mi dispiace per loro, non è accaduto. Quindi devono sottoscrivere quell’accordo altrimenti ci sarà la revoca”, ha aggiunto il vice ministro. Alla finestra rimane il mercato, sempre in attesa di una maggior visibilità e di una maggior certezza sul futuro di Atlantia: oggi in Borsa il titolo ha reagito negativamente agli ultimatum chiudendo la sessione in calo dell’1,1% a 1,35 euro.

(LaPresse/di Rosario Murgida)

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