Caos procure, Palamara: “Non sono corrotto, nessun accordo con Lotti sulla nomina di Roma”

Nelle prossime udienze, sarà discussa una relazione tecnica presentata dalla difesa che sostiene l'inammissibilità delle intercettazioni raccolte durante l'inchiesta

Foto Adriana Sapone / LaPresse in foto Luca Palamara

ROMA“Non sono un corrotto. Non ho mai barattato la mia funzione di magistrato, né fatto accordi con Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma”. Con queste parole Luca Palamara si difende, davanti alla sezione disciplinare del Csm, dalle accuse di ‘comportamento gravemente scorretto nell’esercizio delle funzioni’.

Palamara si difende

Secondo il magistrato “Lotti non c’entra con gli accordi per la procura di Roma ed è estraneo a ogni forma di accordo”. Palamara assicura che l’ex ministro dello Sport, coinvolto nel procedimento Consip, quando prese parte al tristemente noto incontro dell’Hotel Champagne, il 9 maggio 2019, “non sapeva si sarebbe parlato della nomina del procuratore di Roma”. Quella notte, nell’albergo adiacente a Palazzo dei Marescialli, Palamara incontrò lui, il parlamentare di Italia Viva, Cosimo Ferri, e altri magistrati, membri del Csm. I dialoghi vennero intercettati dal trojan installato sul suo smartphone. E la loro pubblicazione, qualche tempo dopo, scatenò la bufera che fece tremare l’intera magistratura italiana.

Palamara non spiega perché, se il deputato dem non sapeva che il conciliabolo era stato organizzato per parlare di nomine, intervenne a quella che sarebbe divenuta la ‘riunione dello scandalo’. Chiedendo proprio della nomina di Piazzale Clodio. Ma si difende: “A passare da traffichino non ci sto”, evidenziando “l’amarezza per come la storia è venuta fuori, con riferimenti alla vita privata”.

Le prossime udienze

Nelle prossime udienze, sarà discussa una relazione tecnica presentata dalla difesa che sostiene l’inammissibilità delle intercettazioni raccolte durante l’inchiesta. Perché, in corso di indagini, non sarebbero state convogliate sul server della procura, ma su uno privato messo a disposizione dalla Rcs spa, responsabile del trojan. Dal canto suo l’azienda smentisce tale ipotesi. E la procura generale si è detta favorevole all’acquisizione della perizia difensiva, a patto che venga risentito anche l’ingegnere responsabile del captatore.

Oltre a Palamara, il collegio presieduto da Fulvio Gigliotti è chiamato a giudicare, in altro procedimento, i cinque ex togati del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Luigi Spina. In un terzo procedimento viene giudicato il parlamentare e magistrato Ferri.

(LaPresse/di ALessandra Lemme)

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