Il papa riceve Lamorgese e l’ispettorato della sicurezza. Asse sui migranti

La titolare del Viminale è sulla stessa linea del Papa sul tema dei migranti: "Nessuna coscienza può ritrarsi di fronte alle sofferenze degli esseri umani, alla disperata ricerca di una via di salvezza che induce tanti a mettere a rischio la propria stessa vita"

Papa Bergoglio

ROMA – Tra l’Italia e il Vaticano c’è un’alleanza speciale che non è solo geografica e si fa plastica 75 anni fa, con la nascita dell’ispettorato di pubblica sicurezza. Con i Patti Lateranensi e la nascita dello Stato della Città del Vaticano, si stabilì per Piazza San Pietro un regime con libero accesso per i pellegrini e i turisti, sotto la vigilanza delle autorità italiane. Poi, nel 1945, il ministero dell’Interno – guidato dal presidente del Consiglio Bonomi – istituì l’Ufficio Speciale di Pubblica Sicurezza ‘S. Pietro’. Oggi Papa Francesco riceve gli agenti impiegati per il Vaticano, accompagnati dalla ministra italiana dell’Interno Luciana Lamorgese.

Il tema migranti

La titolare del Viminale è sulla stessa linea del Papa sul tema dei migranti: “Nessuna coscienza può ritrarsi di fronte alle sofferenze degli esseri umani, alla disperata ricerca di una via di salvezza che induce tanti a mettere a rischio la propria stessa vita”, dice al Papa. E si impegna a collaborare nella costruzione di una società più giusta e solidale, fondata sulla fratellanza, come il Papa argentino sprona a fare. Lo sforzo di accoglienza prodotto dall’Italia, ammette, è una “eccezionale prova di come la sua grande generosità riesca a prevalere sul mare nero dell’indifferenza”.

Il messaggio del papa

Il grazie del Pontefice è per il servizio, la solerzia, la professionalità e il sacrificio dei poliziotti. Ma, soprattutto, dice: “Ammiro la pazienza che esercitate nel dover trattare con persone di provenienze e culture così diverse. E mi permetto di dire…nel dover trattare con i preti!”. Scherza così Francesco, mentre ringrazia anche per l’impegno nell’accompagnarlo durante gli spostamenti a Roma e in tutto il Paese: “Un lavoro difficile, che richiede discrezione ed equilibrio, per far sì che gli itinerari del Papa non perdano il loro specifico carattere di incontro col Popolo di Dio”.

Il servizio dell’ispettorato è stato fondamentale soprattutto durante l’occupazione tedesca di Roma nel 1943, quando si pose il problema del rispetto da parte dei soldati nazisti della neutralità della Città del Vaticano e del Papa. “Per nove mesi, il confine tra lo Stato Italiano e la Città del Vaticano, tracciato sul pavimento di Piazza San Pietro, era stato luogo di tensioni e di timori. I fedeli non potevano accedere agevolmente alla Basilica per pregare, pertanto in molti desistevano”, racconta Bergoglio. Il 4 giugno del 1944 Roma fu liberata, ma la guerra lasciò “ferite profonde nelle coscienze, macerie nelle strade, povertà e sofferenze nelle famiglie. Il frutto della guerra è questo”.

L’incontro col ministro Lamorgese

Quasi un secolo dopo, la situazione è “molto diversa”, osserva Lamorgese. I problemi sono diversi e gli scenari, afferma, sono ulteriormente cambiati durante la pandemia, che “ha portato gravi conseguenze economiche, abbiamo avuto risorse dall’Europa come mai dal dopoguerra”. Per questo la ministra guarda ora per l’Italia alle risorse del Recovery Fund, con un appello che è soprattutto ai suoi colleghi di governo: “C’è la necessità di spenderle subito e di spenderle bene”.

(LaPresse/di Maria Elena Ribezzo)

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