Pd, Zingaretti risponde alle Sardine: “Ora cambio il partito, stop alle correnti”

Le dichiarazioni del segretario dem

Foto LaPresse - Mauro Ujetto in foto Nicola Zingaretti

ROMA“Scusate se nei mesi passati non abbiamo cambiato sufficientemente il partito. Ora questo sarà uno dei nostri impegni prioritari. Sarà l’oggetto fondamentale dei nostri pensieri. Occorre una organizzazione nuova al nostro interno. Che privilegi il merito, l’esperienza, la creatività, la disponibilità anche a quei lavori umili e concreti ai quali ogni dirigente, a qualsiasi livello, non dovrebbe mai sottrarsi. Significa mettere in discussione un sistema di correnti a canne d’organo dove si intende racchiudere tutto, lasciando fuori coloro che non si vogliono arruolare”. Così Nicola Zingaretti, segretario del Pd, pubblica in esclusiva sul giornale online Tpi.it , la sua lettera di risposta a Mattia Santori leader delle Sardine.

Stop alle correnti

“Significa trasformare le correnti in aree creative di pensiero, di cultura, di egemonia progettuale e ideale. Significa capovolgere la piramide dare ruolo ai territori e agli amministratori, ricollocare gli eletti alle differenti zone del Paese e non ai capi corrente. Costruire sedi autorevoli di direzione, riconosciute e di alta qualità, capaci effettivamente di costruire un gruppo dirigente attorno al segretario. Significa guardare a noi stessi, ma anche a un campo più largo di forze che pur mantenendo la loro autonomia, innervino la politica della sinistra e democratica e contino nelle scelte, per evitare che esse affluiscano e defluiscano nella scena politica come onde che non lasciano un segno”, aggiunge Zingaretti.

La linea di Zingaretti

“Ma non è, come è ovvio, solo un lavoro organizzativo quello che serve. Serve anche e soprattutto lavoro culturale. L’antipolitica è un dato strutturale della società italiana. L’invettiva rozza e opportunistica una pratica diffusa. Troppi vogliono lasciare il popolo in uno stato di povertà culturale, perché pensano di poterlo manovrare meglio. Lo abbiamo detto tante volte. Quel popolo non va respinto, ritenuto estraneo; altrimenti si diventa una oligarchia che invoca il riformismo ma realizza nel concreto la disfatta delle nostre idee. Quel popolo va affrontato, in un confronto serrato, in un corpo a corpo paziente ma risoluto, affinché si aprano spazi di dialogo vero, di reciproca conoscenza, di crescita di tutti in una esperienza comune. E, infine, una nuova organizzazione così come la battaglia culturale, debbono alimentare la pratica politica. La politica è sempre pratica politica, se vuole evitare di diventare ideologica o improduttiva e astratto posizionamento”.

(LaPresse)

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