Pompeo a Roma e in Vaticano con Conte, Di Maio e Parolin. L’obiettivo è arginare la Cina

Pompeo arriverà mercoledì mattina all'aeroporto di Ciampino. Alle 10 è previsto il primo appuntamento: un simposio sulla libertà religiosa, all'Hotel Westin Excelsior

(Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

ROMA – A poco più di un mese dalle elezioni Usa, il segretario di Stato Mike Pompeo passerà due giorni tra Roma e il Vaticano. Affrontando una serie di dossier che puntano principalmente ad arginare la Cina sullo scacchiere internazionale. Pompeo arriverà mercoledì mattina all’aeroporto di Ciampino. Alle 10 è previsto il primo appuntamento: un simposio sulla libertà religiosa, all’Hotel Westin Excelsior. L’argomento non è stato scelto a caso. Anzi, è probabilmente un modo per lanciare un messaggio alla Santa Sede, alla scadenza (il 22 ottobre) dell’accordo provvisorio con Pechino sulla nomina dei vescovi.

La linea del Vaticano

Il Vaticano si dice intenzionato a prorogare l’accordo, che prevedeva una durata di due anni ad experimentum, prima di un’eventuale conferma definitiva o altra decisione. Il cardinale e Segretario di Stato Pietro Parolin, giorni fa, afferma che l’intenzione è di proporre alle autorità cinesi la proroga, sempre in forma provvisoria, “in modo da verificarne ulteriormente l’utilità per la Chiesa in Cina”.

Sui media vaticani il direttore editoriale Andrea Tornielli spiega perché vale la pena proseguire su questa strada. “Ben cosciente delle ferite alla comunione della Chiesa causate dalle debolezze e dagli errori, ma anche da indebite pressioni esterne sulle persone, papa Francesco, dopo anni di lunghe trattative iniziate e portate avanti dai suoi predecessori, ha ristabilito la piena comunione con i vescovi cinesi ordinati senza mandato pontificio. Una decisione presa dopo aver riflettuto, pregato ed esaminato ogni singola situazione personale. L’unico scopo dell’accordo provvisorio è quello di sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo in Cina e di ricostituire la piena e visibile unità nella Chiesa”.

Secondo quanto riporta Vatican Insider, a giorni una delegazione vaticana partirà alla volta di Pechino: “L’accordo è stato un inizio, un po’ come mettere un piede nella porta che impedisce alla porta di richiudersi. È stata aperta una porta che non si potrà più richiudere”, scrive il sito citando, fonti della Santa Sede.

L’obiettivo

Pompeo, sul suo profilo Twitter, ricorda che la Santa Sede ha raggiunto l’accordo “nella speranza di aiutare i cattolici cinesi”. Ma secondo Washington “gli abusi del Partito comunista sono solo peggiorati”. L’Amministrazione Usa vorrebbe che il Vaticano non lo rinnovasse. Il Segretario di Stato degli Usa incontrerà il suo omologo vaticano, Parolin, con il ‘ministro degli Esteri’ della Santa Sede Paul Gallagher, sia al Simposio che il giorno successivo, giovedì 1 ottobre alle 11.20, in udienza privata a palazzo Apostolico. Poco prima, invece, alle 10 del mattino, sarà in visita alla Comunità di Sant’Egidio, fondata da Andrea Riccardi.

La visita a Palazzo Chigi

Dopo il simposio del 30 settembre, il segretario di Stato Usa sarà a Palazzo Chigi. Vedrà il premier Giuseppe Conte. Non ci sarà una conferenza stampa, ma solo una photo opportunity. Sono previste dichiarazioni a favore di telecamera, invece, all’incontro successivo, alla Farnesina, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dopo le 13.30.

La questione 5G

Con gli esponenti dell’esecutivo, inevitabilmente, si parlerà di 5G, nuova tecnologia attraverso cui passeranno conversazioni e informazioni sensibili. La Casa Bianca non vuole che la rete infrastrutturale italiana sia Made in China: Pechino potrebbe intercettare informazioni sensibili e accrescere così la sua potenza geopolitica.

Non a caso il ministro degli Affari europei Enzo Amendola ritiene che “i dati sono il nuovo petrolio”: fanno gola a molti. In una riunione convocata a Palazzo Chigi giovedì scorso, l’esecutivo si è accordato nel “perseguire una strategia di indipendenza tecnologica nell’ambito dell’Unione europea”, sganciandosi quindi dalle tecnologie orientali di produttori come Huawei e Zte.

(LaPresse/di Matteo Bosco Bortolaso e Maria Elena Ribezzo)

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