Sublime e ridicolo

Non sono stati pochi coloro che hanno attribuito la schiacciante vittoria del governatore Vincenzo De Luca alla notorietà ed alla fiducia del medesimo. Titoli guadagnati durante la gestione dell’emergenza Covid 19, approfittando del clima di diffusa preoccupazione generata da una pessima gestione degli eventi, da parte del governo nazionale. Una gestione catastrofista alimentata dalla quotidiana, tambureggiante, diffusione di cifre farlocche sui decessi. Decessi originati non tanto dalla virulenza del Covid quanto dal negligente approccio diagnostico della malattia e dall’inadeguatezza delle cure praticate ai malati. Un ecatombe che resta ancora impunita se non proprio dimenticata. Cancellata dalla pioggia di miliardi promessi (ed in parte già distribuiti) dal governo, che si appresta a dare corso ad un ulteriore dissanguamento delle finanze pubbliche elargendo oltre duecento miliardi avuto in prestito da Bruxelles. Conti alla mano, sono stati riconfermati quasi tutti coloro che, sindaci oppure presidenti di Regione, hanno dovuto gestire i tempi supplementari del proprio mandato elettorale, a causa della quarantena e della conseguente paralisi socio economica determinatasi in Italia. Un diffuso sentimento di gratitudine si è mischiato ad un ancora  più pernicioso sentimento di paura: una sintesi che ha orientato l’elettorato in maniera convincente e determinante. Ancora oggi c’è chi gioca a fare il catastrofista mischiando le carte in tavola di un’epidemia della quale, ormai, sappiamo quasi tutto e di un virus sostanzialmente privo di letalità. Tra questi un posto di rilievo è occupato dal governo il quale ha tutto l’interesse a mantenere lo stato di allerta, a proteggersi da scossoni e ribaltoni, potendo, peraltro, gestire una cascata di di miliardi per accrescere consensi e gradimenti. Non mancano inoltre gli allarmismi locali, alimentati nelle  regioni che hanno in sella pseudo “Sceriffi” inclini alla facondia verbale, esercitata con calcolo ed ironia appropriata, ed intimo convincimento di essere portatori non tanto di un semplice mandato elettorale, quanto di una missione trascendente. È questo il caso del governatore della Campania De Luca che, appena poche ore dopo la sua plebiscitaria riconferma elettorale, ha sfoderato la vecchia stella di latta sfidando a viso aperto il virus e spesso anche il buon senso. In entrambi i casi il politico navigato, il filosofo, il leader di un vasto, quanto eterogeneo,  schieramento elettorale, lascia spazio all’uomo di teatro, al tuttologo capace di declinare anche i verbi della scienza. Ecco quindi che impone un provvedimento inutile quando plateale, quello dell’obbligo della mascherina anche all’aperto e ne minaccia un altro, ancor più inutile ma fortemente dannoso per la collettività, quelle della chiusura totale delle attività sociali e produttive della regione. Ora, se è vera la massima greca, spesso citata dallo stesso gvernatore, che “il carattere è il demone di un uomo”, dovrebbe preoccuparsi, De Luca, di tenere a bada il proprio demone caratteriale. Sarebbe un errore, infatti, confondere la propria immagine con quella di una forzatura, una caricatura di se stesso. Il consiglio che sommessamente ci pare di potergli dare è quello di allargare la schiera dei consulenti virologi ed epidemiologi che compongono il Comitato Tecnico Scientifico in Campania. Un’apertura di credito, in tal senso, consentirebbe, infatti, a colui che  ha il dovere di proteggere la salute pubblica, di guardare le cose anche da altre prospettive. Potrebbe ben comprendere, così facendo, che non esistono epidemie nelle quali l’agente patogeno va ricercato mediante esami che potrebbero essere anche “sviati” per la presenza, nel siero umano, di molti antigeni da coronavirus influenzali oppure di materiale virale del Covid Sars 2 ma inattivo. Uno screening, dunque, che non sempre si rivela affidabile al cento per cento, come evidenziato, tra l’altro, dallo  stesso inventore del test-tampone, il premio Nobel per la Biochimica Kary Banks Mullis. Capirebbe, ancora, che i test (ricordiamo che furono realizzati e raccomandati per un uso ai soli fini di ricerca, non di diagnosi !!!) spesso diventano positivi anche grazie ad “artifizi” tecnici di laboratorio, perché altrimenti risulterebbero negativi a causa della scarsità del materiale virale presente nel siero. Capirebbe, inoltre, che gli asintomatici positivi non vanno considerati malati né tantomeno infetti. Quei “malati” trattati come untori, hanno, infatti, bassi livelli di materiale virale, appartenente ad un virus già mutato diverse migliaia di volte e di scarsa virulenza, tanto da non permette l’insorgere della malattia. Altra cosa, invece, sono i soggetti positivi anziani fragili e magari affetti da altre patologie, senza per questo, voler fare di tutta l’erba un fascio. Insomma basta con la teatralità, l’allegoria dei carabinieri col lanciafiamme, occorre verità. Si approssima la stagione dell’influenza che di per se stessa miete circa trentamila vittime in Italia. Non complichiamo le cose, trasformando la vita dei Campani in un incubo, ricordiamoci che tra il sublime ed il ridicolo non c’è che un passo.

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