C.destra, leader insieme a Catania ma in ordine sparso. Carfagna vede Toti

Tutti in ordine sparso. Il centrodestra nelle sue diverse anime è ricco di fibrillazione più negative che positive. Quello che appare è che in realtà il matrimonio di convenienza (secondo le proiezioni con qualsiasi legge elettorale la coalizione sarebbe la maggioranza in Parlamento, ndr), ormai sia passato alla fase successiva: quella dei separati in casa.

Foto LaPresse - Tano Pecoraro

ROMA – Tutti in ordine sparso. Il centrodestra nelle sue diverse anime è ricco di fibrillazione più negative che positive. Quello che appare è che in realtà il matrimonio di convenienza (secondo le proiezioni con qualsiasi legge elettorale la coalizione sarebbe la maggioranza in Parlamento, ndr), ormai sia passato alla fase successiva: quella dei separati in casa. Tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni regna ancora il gelo, con il leader del Carroccio che non avrebbe ancora avuto modo di complimentarsi con l’alleata per l’elezione a presidente dei Conservatori e riformisti europei, e che mai avrebbe concordato una riunione a tre per discutere dei risultati delle regionali con la leader di Fdi e con Silvio Berlusconi. Meloni comunque sarà a Catania con Tajani, al fianco di Salvini, che sabato sarà a processo per il caso Gregoretti, unendo così anche la campagna elettorale per i ballottaggio nei comuni di domenica e lunedì prossimi. È nel cuore dei partiti, tuttavia, maggiormente in Forza Italia e nella Lega, che si starebbe consumando un vero e proprio travaglio interno.

Nel gruppo azzurro di parlamentari, rivelano fonti qualificate, “c’è fibrillazione e insicurezza” dentro e fuori dal Parlamento. Il futuro incerto alla scadenza della legislatura, un progetto che non c’è, il perenne andare a rimorchio della Lega, hanno gettato lo sconforto anche nella riunione di oggi del gruppo a Montecitorio. È per questo che si guarda con attenzione, soprattutto nell’ala moderata, ai movimenti di Mara Carfagna. La vicepresidente della Camera ha infatti visto ieri Giovanni Toti. Un incontro rimasto riservato, svoltosi all’Hotel De Russie di Roma.

Un colloquio “interlocutorio” indirizzato soprattutto ad analizzare i risultati delle regionali di domenica 20 e lunedì 21 settembre. Chi ha avuto modo di parlare con i due ex coordinatori di Fi sostiene invece che “le cose stanno procedendo con tutta la prudenza del caso, ma con lo spirito sano di poter dare risposte a un elettorato che oggi non viene rappresentato”. E dai vertici del partito arriva la risposta piccata: “Non c’è posto per centrini autonomi. Siamo stabilmente nel centrodestra e al suo interno vogliamo avere un ruolo sempre maggiore: serve anche agli alleati per vincere e governare”, tuona Tajani. Parole che fanno saltare sulla sedia Osvaldo Napoli, vicino proprio a Carfagna, con cui condivide il progetto di Voce libera. In Forza Italia “del merito neanche l’ombra. È con metodi simili che quel grande partito costruito dalla genialita’ politica di Silvio Berlusconi si e’ ridotto oggi a essere quello che vediamo: un partitino di ispirazione centrista per il quale, come dice Tajani, non c’e’ spazio se volesse riprendere la sua autonomia”, replica l’esponente azzurro.

E nella Lega, fatte salve le apparenze, non va di certo meglio. Oggi Salvini ha incontrato a Roma i consiglieri regionali eletti nella scorsa tornata elettorale. “Una bellissima riunione e un risultato che mi riempie d’orgoglio – commenta il Capitano -. Dai 46 eletti alla precedente tornata la Lega cresce moltissimo e conquista una squadra di ben 74 consiglieri che, da Nord a Sud, metterà a frutto competenze, energie e amore per il proprio territorio”. E se è evidente che Salvini sia stato costretto a cambiare mood, aprendo una fase di ascolto del territorio più asciutta e concreta, in Europa i rappresentati leghisti vogliono di più. L’isolamento verso un gruppo troppo estremista come quello di Le Pen comincia a stare davvero stretto, oltre al fatto che la credibilità del partito a livello internazionale non decolla. Di posizionamenti ‘altri’ però Salvini non vuole sentir parlare: “Gli italiani ci hanno chiesto di cambiare le regole dell’Europa. Chiedermi di cambiare l’Europa con chi la sta governando da anni è difficile”, ribadisce mettendo nel cassetto, ma non togliendo dal tavolo, l’ipotesi di avvicinamento al Ppe di Angela Merkel.

di Donatella Di Nitto

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