Dissidenti pronti a far causa al Movimento 5 Stelle

Rischia di costare loro caro il no al referendum: se vengono espulsi o lasceranno il partito dovranno pagare 100mila euro

Dall'alto, in senso orario, Paolo Giuliodori, Andrea Vallascas, Matteo Mantero e Andrea Colletti

NAPOLI (Mauro Mancuso) –  I ‘disobbedienti’ del Movimento 5 Stelle messi sotto procedimento disciplinare dal collegio dei probiviri per la presunta morosità sulle restituzioni o per aver promosso il no al referendum preparano la controffensiva. Diverse le riunioni in corso oggi come ieri per stabilire una linea comune di ‘difesa’ oltre che per valutare il coinvolgimento degli avvocati in caso di espulsione. Stando a indiscrezioni, quasi in contemporanea a Roma nelle ultime ore si sono tenute la riunione del gruppo che fa capo all’ex leader Luigi Di Maio per stabilire la linea da adottare in vista degli stati generali, del gruppo Parole Guerriere che si compone per lo più dagli ortodossi e da chi risulta in ritardo con i versamenti e quella di alcuni tra i deputati e senatori sottoposti a procedimento disciplinare per aver promosso il no al referendum: Andrea Colletti, Paolo Giuliodori, Elisa Siragusa e Andrea Vallascas con i due senatori Matteo Mantero e Marinella Pacifico. Per loro la preoccupazione maggiore del rischio espulsione a cui hanno intenzione di opporsi.

Che si tratti di una sospensione o di un’espulsione dal Movimento i ‘disobbedienti’ contrari al taglio dei parlamentari adotteranno la stessa strategia difensiva per evitare quantomeno di dover versare la penale di centomila euro prevista per tutti coloro che vengono messi alla porta e per chi decide di lasciare il gruppo dei pentastellati. La strada da percorrere sembra segnata, stando a indiscrezioni, i ‘disobbedienti’ non escludono di intentare una causa contro il M5S per tutelare la propria immagine e demolire l’accusa che li vedrebbe colpevoli di aver violato il codice etico del Movimento proprio promuovendo il no al referendum per la riduzione del numero di parlamentari anziché attenersi al diktat dei vertici, a partire dall’ex capo politico che chiedeva la compattezza sul sì. Inizialmente, stando a voci di palazzo, i grillini finiti nel mirino dei probiviri, compreso qualcuno sottoposto a procedimento disciplinare per la presunta mancata restituzione, sembravano intenzionati a chiedere in caso di espulsione un risarcimento simbolico, pari a pochi centesimi. Poi le cose sono cambiate e pare che considerato il rischio di dover versare al Movimento centomila euro sia in caso di espulsione che di ‘abbandono’ le cose siano cambiate e serva tentare la strada della mediazione per evitare. Nel caso in cui si finisse in tribunale, l’esborso di denaro. I meno preoccupati delle proprie sorti sembrano essere i due senatori. Mantero e Pacifico sembrano certi del fatto che i vertici pentastellati non estrarranno mai fuori il cartellino rosso nei loro confronti considerati i numeri ballerini al Senato. Il fatto che a Palazzo Madama la maggioranza giallorossa rischi di non avere i numeri parrebbe metterli al riparo da qualsiasi tipo di azione definitiva da parte dei probiviri. Diversa è la situazione relativa ai deputati che, nell’ottica dei ‘censori’ grillini pur essendo espulsi dal gruppo M5S aderendo al gruppo misto consentirebbero al governo Conte di continuare ad avere i numeri per proseguire la legislatura.

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