Bonomi: “Bene l’avvicinamento del Governo, ma temo la mancata opportunità del Recovery”

Tra le critiche rivolte agli industriali, quella di avere posizioni contrarie ai sindacati circa il rinnovo dei contratti

Foto Claudio Furlan - LaPresse Nella foto: Carlo Bonomi

MILANO – Dalle parole ai fatti. Per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi è il passaggio fondamentale che il Governo deve compiere dopo i primi segnali di avvicinamento al mondo delle imprese. Il numero uno di Viale dell’Astronomia torna a parlare, dopo l’assemblea degli industriali dello scorso 28 settembre, in occasione dell’assise dei produttori. Il Recovery Fund rappresenta “un’opportunità straordinaria per il nostro Paese. Sono molto preoccupato che questa opportunità non venga colta”, esorta Bonomi. E pur ammettendo di aver visto “un avvicinamento del Governo” alle idee degli industriali, avverte: non accetteremo “forzature” sul rinnovo dei contratti.

Si prospetta una ripresa disomogenea

Il numero uno degli industriali è convinto che la ripresa sarà disomogenea. “I numeri ci dicono anche che il rimbalzo non è di tutti”, spiega Bonomi nel suo intervento all’assemblea di Ucimu-Sistemi per Produrre. “La manifattura sta rimbalzando – continua – ma gli ordinativi stanno diminuendo. La ripresa è quindi eterogenea, dobbiamo stare molto attenti”. Secondo le stime elaborate dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu, ad esempio, la produzione di sole macchine utensili dovrebbe calare del 34,6% a 3,85 miliardi di euro. L’export scenderà del 27,2% a 2,45 miliardi. Per Bonomi, comunque, la ripresa “ancora una volta la fa la manifattura. Come sempre ci tiriamo su le maniche, facciamo ripartire le nostre aziende e l’economia. Sarebbe bello che qualcuno se ne accorgesse ma forse sono distratti”.

L’appello al Governo

Sempre al Governo Bonomi rivolge un appello per il ripristino di Industria 4.0. Per il presidente la ripresa italiana del 2015-2017 si è fermata per due motivi. Da una parte “per via dei colpi arrivati dal commercio internazionale e dalla relativa spinta al protezionismo”, ma dall’altra “anche per un provvedimento che è stato abbandonato: Industria 4.0”. Secondo Bonomi “quando c’è uno stimolo positivo l’economia risponde. In questo Paese manca da anni una visione: qual è la rotta che vogliamo seguire, qual è l’approdo che vogliamo raggiungere. Forse in quel triennio una risposta era stata data e i numeri ce lo dimostrano”.

Gli interventi per la ripresa

A sostegno della ripresa, secondo Bonomi, sarebbe necessaria una Pubblica Amministrazione “efficiente, produttiva e competente”. Le “nostre aziende – continua Bonomi – sono sicuramente a livello dei nostri competitor per produttività e devo dire che siamo usciti dalla crisi del 2008 rafforzati. Per questo rimbalziamo più velocemente: fateci rafforzare le imprese e vedrete che sapremo affrontare le crisi”. Bonomi ricorda poi che “anche Conte ha ammesso che serve una Pa più efficiente, speriamo”.

E a proposito del dialogo avviato con l’esecutivo nel corso dell’ultima assemblea degli industriali, Bonomi spiega: “A parole ho visto un avvicinamento del Governo alle nostre idee. Colgo l’apertura che dà il Governo, cerco di essere collaborativo e propositivo come Confindustria ha sempre fatto”. Sulle critiche a Confindustria, Bonomi aggiunge: “Mi è stato detto che Confindustria ha cambiato idea. Patuanelli dice che vuole rendere più forte Industria 4.0, Conte dice che non vuole rinnovare Quota 100 e vuole rendere la Pubblica Amministrazione più efficiente. Gualtieri uguale. Allora chi è che ha cambiato idea?”.

Le critiche rivolte agli industriali

Tra le critiche rivolte agli industriali, quella di avere posizioni contrarie ai sindacati circa il rinnovo dei contratti. “Laddove c’è una normale dialettica noi i contratti li rinnoviamo, laddove si vogliono imporre forzature, si vuole fare i furbi e non c’è il rispetto delle regole, non accetto accordi”, commenta Bonomi, secondo cui “non si può pretendere di rinnovare puntando solo sul minimo salariale, quello è il ‘900. Un buon contratto si basa su tante cose come previdenza complementare, produttività, assistenza, formazione, ma non sul salario minimo”. Nel “settore industriale i contratti da rinnovare sono il 57%, nel pubblico il 98% – conclude Bonomi – eppure sembra che questo sia un problema solo dell’industria di questo Paese”.

(AWE/LaPresse/di Francesca Conti)

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