Cina, Parolin e Pompeo cordiali ma distanti. Il Vaticano va avanti con l’accordo

Al centro, i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, ma anche alcune zone di conflitto e di crisi, in particolare di Caucaso, Medio Oriente e Mediterraneo Orientale

Juan Mabromata / AFP in foto Mike Pompeo

ROMA – Il clima tra Mike Pompeo e Pietro Parolin, oggi, è stato “rispettoso, disteso e cordiale”. Almeno così assicura il Vaticano, che al termine del faccia a faccia tanto atteso rilascia pochissime informazioni. Un colloquio da 45 minuti, fanno sapere, a cui partecipa anche monsignor Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Al centro, i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, ma anche alcune zone di conflitto e di crisi, in particolare di Caucaso, Medio Oriente e Mediterraneo Orientale.

L’incontro tra Pompeo e Parolin

La visita a Roma di Pompeo è stata effettuata soprattutto per discutere con la Santa Sede del rinnovo dell’accordo della Cina sui vescovi. Anche se il segretario di stato americano ha poi incontrato anche il premier italiano Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

“Cerchiamo tutti la stessa cosa, la libertà religiosa”, dice Parolin in serata, intercettato dai cronisti. Le posizioni, però, restano distanti. Quello che il Vaticano rivendica è la libertà di andare avanti per la via dell’accordo, che è una “scelta pensata, riflettuta, pregata. Una scelta che ha fatto il Papa”. L’accordo, ad experimentum per i passati due anni, scadrà il 22 ottobre e l’intenzione è di rinnovarlo ad experimentum per altri due, fino a ottobre del 2022. Fino ad allora, resterà segreto.

“Si spera che continui a funzionare – confessa Parolin – e che funzioni ancora meglio e che ci sarà la possibilità di nominare vescovi anche per le sedi vacanti in Cina”. Nel faccia a faccia in Vaticano, Pompeo ha spiegato le ragioni dei suoi interventi e il Vaticano il perché intenda proseguire per la strada dell’accordo

Lo scopo del faccia a faccia, d’altra parte, non era di avvicinare le posizioni. Ma, fa sapere Parolin: “Mi pare che anche da parte loro ci sia stato un ragionamento articolato. Mi pare che da parte sua almeno ci sia stata comprensione, soprattutto per il metodo con cui la Santa Sede approccia questi problemi”.

Pompeo contro la Cina

Ieri il clima tra i due è stato invece molto più teso. Pompeo ha tenuto un durissimo discorso contro la Cina, alla presenza dei vertici pontifici. Il Vaticano si è visto pubblicamente accusare tra le righe di sodalizzare con un regime, guidato dal Partito popolare, che si considera “la massima autorità morale”, “sempre più repressivo, spaventato dalla sua stessa mancanza di legittimità democratica, attivo giorno e notte per spegnere la lampada della libertà, soprattutto la libertà religiosa”.

L’accordo va avanti

Prima del simposio, Pompeo aveva anche scritto un articolo contro l’accordo Santa Sede-Cina sulla rivista religiosa ultraconservatrice e anti-bergogliana ‘First Things’, pubblicato quando l’udienza con il segretario di Stato della Santa Sede era già stata accordata. Irritato il ‘ministro’ degli Esteri vaticano Gallagher, che alla domanda se non pensasse che ci fosse stato un tentativo di strumentalizzare il Papa da parte dell’amministrazione Trump in piena campagna elettorale, ha risposto lapidario: “Beh, Sì. È una delle ragioni per cui il Papa non lo riceve”.

Pompeo aveva chiesto di vedere Francesco, ma è stato respinto: “Il Papa l’aveva detto chiaramente che non si ricevono personalità politiche in campagna elettorale”, ha insistito Parolin, che ha invitato a evitare di usare l’accordo come leva elettorale: “Mi pare che usare questo argomento non sia opportuno per ottenere il consenso. Perché è una questione che non c’entra niente con la politica, è una questione intra-ecclesiale”.

(LaPresse/di Maria Elena Ribezzo)

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