Sguardi ‘pericolosi’ in carcere tra Michele e Gesualda Zagaria

Durante un colloquio il boss avrebbe lanciato messaggi alla sorella. La relazione dell’incontro avvenuto a giugno depositata dalla Dda nel processo a carico del boss

CASAPESENNA – E’…questione di sguardi cantava Paola Turci. L’artista romana, nel Duemila, con quel brano parlava dell’attrazione tra due amanti: un attimo “magnetico” e scattava la passione. E’…questione di sguardi, venti anni dopo, anche tra Michele Zagaria (nella foto a sinistra) e la sorella Gesualda (nella foto a destra). Ma la musica e l’amore, in questo caso, c’entrano niente. Le loro occhiate pericolose hanno messo in allerta prima la polizia penitenziaria e poi la Dda di Napoli. Se le sarebbero scambiate lo scorso giugno, durante un colloquio nel carcere di Tolmezzo. L’ispettore che monitorava la visita della donna al fratello ergastolano ha annotato quello che era successo inviando subito la relazione all’Antimafia. E il documento, ieri mattina, è stato depositato dal pm Maurizio Giordano nel processo a carico del boss: secondo l’accusa rappresenterebbe l’ennesima prova che il padrino di Casapesenna, nonostante il 41 bis, continui a guidare la cosca. E lo fa, sostiene la Dda, servendosi dei colloqui con i propri familiari.

Quegli sguardi, quei movimenti impercettibili registrati dal sottufficiale, avrebbero permesso al boss e alla sorella di dare e ricevere informazioni (comprendere cosa si siano detti o tentato di dire è la parte più difficile). Ad insospettire il poliziotto anche l’improvviso alzar la voce dei bambini presenti al colloquio (i nipoti del capoclan).

La difesa di Michele Zagaria Capastorta, rappresentata dall’avvocato Paolo Di Furia, ha preso tempo: vuole analizzare con calma gli atti prima di esprimere un parere sull’eventuale acquisizione. Il pm Giordano è intenzionato a portare in aula l’ispettore che ha assistito al colloquio tra il padrino e la sorella. L’istanza sarà valutata dal tribunale di Aversa a gennaio.
Il boss è a processo con l’accusa di associazione mafiosa. Ad innescare l’ennesimo iter giudiziario per Zagaria è stata l’inchiesta Nereide: la Dia, indagando su Beatrice Zagaria (la sorella maggiore) e le cognate (condannate in Appello per aver ricevuto lo stipendio del clan), avrebbe accertato che il casapesennese almeno fino al 2017 ha proseguito ad incidere nelle dinamiche del clan. Ed ora con la nuova prova, la condotta di Capastorta diventerebbe attiva fino alla scorsa primavera.

Gesualda Zagaria, estranea al processo in cui è coinvolto il fratello, è l’unica sua sorella ‘libera’. Elvira si trova in carcere: sta scontando una condanna irrevocabile per associazione mafiosa. Beatrice è ai domiciliari: a breve la sua posizione sarà valutata dalla Cassazione (la procura generale ha fatto ricorso chiedendo di annullare la sentenza di scendo grado ritenendola colpevole non solo di ricettazione, ma anche di concorso esterno al clan). Dei fratelli, invece, sono ‘fuori’, Carmine ed Antonio. Pasquale Zagaria qualche giorno fa, dopo la parentesi ‘domiciliare’ ottenuta per il Covid-19, è tornato in cella.


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