Azzolina: “Gli istituti devono essere gli ultimi a chiudere”. De Luca: “Asili aperti”

Foto Marco Alpozzi - LaPresse in foto Vincenzo De Luca

ROMA – Continua lo scontro politico sulla decisione della Campania di chiudere la scuola, anche se la decisione della giunta di Napoli potrebbe replicarsi a livello nazionale, come avvenne con il caso Marche prima del lockdown. L’attività di professori e studenti, spiega il governatore Vincenzo De Luca, “è un tema delicatissimo e al quale teniamo tutti quanti, ma questa misura anche per la valutazione fatta dagli epidemiologi era una delle misure necessarie da prendere”. L’obiettivo, dice il presidente campano, “è ridurre al massimo i luoghi e le occasioni di assembramento e cercare di frenare per quanto possibile la mobilità e i contagi sui mezzi di trasporto”.

Lo stesso De Luca, correggendo la sua ordinanza permettendo l’apertura di nidi e scuole per bimbi da 0 a 6 anni, sottolinea che il problema potrebbe colpire più le occasioni extra-scolastiche e meno gli istituti. Lo stesso ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, sostiene che nelle aule degli atenei “i contagi sono al minimo, ma c’è una pressione sul sistema dei trasporti, è innegabile”.

La titolare del dicastero dell’Istruzione, Lucia Azzolina, dice che lo scorso anno scolastico “non eravamo pronti, ma ora la situazione è diversa”. Insomma, “abbiamo lavorato tutta l’estate per essere pronti”, e “le scuole per me devono essere le ultime a chiudere, anche se io non ho potere di aprire o chiudere”, cosa che va decisa a livello di governo.

Da Forza Italia si lamenta la “grave sospensione delle lezioni senza un piano di intervento”, mentre il leader di Italia viva, Matteo Renzi, pensa che sia un errore chiudere le porte degli istituti: “Un Paese che continua a far pagare ai ragazzi il conto dell’epidemia è un Paese che spara sul suo futuro”. Certo, concede l’ex premier, “servono tamponi, mezzi privati accanto ai mezzi pubblici, aumento di infermieri e personale specializzato”. Dal Governo, il ministro Francesco Boccia si rivolge alle Regioni, ribadendo la massima disponibilità e trasparenza: “Chi ha bisogno di aiuto lo dica, ma prima di intervenire su lavoro e scuola”.

Boccia si limita a dire che De Luca si assumerà le sue responsabilità, il collega degli Esteri Di Maio spiega di non poter da membro del governo, “mettersi a giudicare l’operato del governatore: ciò che è mancato è stato il coordinamento istituzionale”. Nessuno, però, si spinge a evocare l’impugnazione della decisione presa a Napoli: fu fatto contro il governatore delle Marche qualche mese fa, ma poi le scuole dell’Italia intera chiusero i battenti.

Lo stesso Conte, da Bruxelles, spiega che le impugnazioni “sono decisioni collegiali”, e ricorda che “dal punto di vista formale, per come abbiamo costruito il disegno di legge, le singole regioni possono adottare misure più restrittive”. Insomma, “chiudere subito in blocco tutte le scuole è una soluzione che sembra a portata di mano molto facile, ma dal punto di vista dei segnali che diamo non è il miglior segnale che stiamo dando – conclude Conte -. Adesso permetteteci di interloquire, io penso sempre che si debba collaborare perché è la nostra forza”.

Un’appendice del dibattito sulla scuola tocca il concorso per gli insegnanti. Prima la Lega chiedeva di rinviarlo, ora si fa sentire forte anche la voce del Pd. Pure in questo caso, però, la ministra Azzolina cerca di non indietreggiare: “Io credo che i concorsi vadano fatti, e quello di ottobre sarà molto sicuro – afferma -. La Rai lo ha fatto in padiglioni molti ampi, noi abbiamo tanti laboratori e lo faremo in più giorni partendo dal 22 ottobre”, data molto vicina: mancano una manciata di giorni. Ma, purtroppo, in questo spazio di tempo i contagi potrebbero continuare a crescere esponenzialmente. (LaPresse)

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