Coronavirus, governo sotto pressione: De Luca invoca il lockdown, Conte resiste

Foto Filippo Attili / LaPresse in foto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

ROMA – Non esiste più una soft exit-strategy per il governo. La curva dei contagi schizza sempre più in alto, l’emergenza è a livelli massimi e su Palazzo Chigi si sta creando un vero e proprio ‘accerchiamento’. A rompere gli indugi è ancora una volta Vincenzo De Luca, che chiede di tornare alle misure di marzo: “Chiudere tutto tranne le attività esistenziali”, come quelle industriali, agricole, l’edilizia e l’agroalimentare.

Il governatore della Campania usa toni quasi apocalittici

“Dobbiamo decidere oggi, non c’è più tempo da perdere, siamo a un passo dalla tragedia”. Ma a stretto giro di posta è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, a invocare l’intervento dell’esecutivo per arginare la Regione: “E’ fuori controllo”. Il contatto avviene in poche ore dalle dichiarazioni di De Luca, che in un colloquio con il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato l’urgenza di istituire un tavolo congiunto tra Campania e governo per la definizione di un Piano socio-economico a sostegno di tutte le categorie produttive, durante il quale chiederà anche l’allargamento dei congedi parentali per i genitori di minori e misure di sostegno alle strutture sanitarie private in caso di emergenza nel reperire nuovi posti letto.

Il premier, Giuseppe Conte, intanto, tiene il punto e conferma la strategia. “Dobbiamo scongiurare un secondo lockdown generalizzato”, questo il messaggio che lancia. Ma la pandemia torna a far paura, del resto oltre 19mila nuovi casi in sole 24 ore (anche il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, è risultato positivo, a pochi giorni dalla moglie, Nunzia De Girolamo) sono un campanello d’allarme più che sufficiente a far scattare un piano di intervento più rigoroso. Che non dovrebbe essere immediato, ma dovrà sicuramente puntare a “evitare l’arresto dell’attività produttiva e lavorativa, come pure la chiusura delle scuole e degli uffici pubblici”.

Il governo non ha ancora convocato una nuova riunione della cabina di regia con gli enti locali, che solitamente è il segnale di un nuovo Dpcm in arrivo, ma Regioni, Comuni e Province provano comunque a tenere abbastanza libere le agende, nel caso arrivasse ‘la chiamata’. Il clima lo impone.

Anche Roberto Gualtieri lascia intuire che in queste ore qualcosa si sta muovendo: “Osserviamo con grande attenzione la curva crescente e prenderemo ogni misura necessaria per evitare il lockdown generalizzato”, assicura infatti il ministro dell’Economia. Che tenta di rassicurare lavoratori e imprese: “Le risorse ci sono, così come la volontà di sostenere chi risente dell’impatto del Covid-19. Useremo tutte le misure, anche nuove, per i settori con più conseguenze negative”. La scelta di non adottare decisioni drastiche è confermata anche dalla ministra delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, che svela l’orientamento del governo verso “misure molto più severe”.

Non basta il pugno più duro, però, a parere di circa 100 tra scienziati, docenti ed esperti di differenti settori, che hanno inviato una lettera-appello a Conte e al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che prende spunto dall’ultima analisi realizzata dal presidente dell’Accademia dei lincei, Giorgio Parisi. Il concetto è semplice ma efficace: “Ci sentiamo di dare piena adesione alla richiesta di assumere provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni”. Altrimenti, col trend dei contagi che registra l’Italia, il rischio è che “nelle prossime tre settimane” il nostro Paese potrebbe trovarsi a piangere “centinaia di decessi al giorno”. (LaPresse)

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