Coronavirus, in Lombardia quasi 5mila nuovi casi. Fontana: “No lockdown nazionale”

Foto Luca Bruno / AP in foto Attilio Fontana

MILANO – Sono 4.916 i nuovi casi di Covid-19 registrati in Lombardia nelle ultime 24 ore, di cui oltre 1200 a Milano città. Giovedì il numero dei nuovi pazienti si era invece fermato a quota 4.125. Dati allarmanti, se si pensa che i pazienti ricoverati in ospedale sono 318, di cui in terapia intensiva 184 (+28), mentre il totale dei guariti e dimessi è di 88.536 (+477). I tamponi sono stati 36.963 contro i 35.715 di giovedì, portando il totale a 2.647.681 dall’inizio della pandemia. La percentuale dei positivi in rapporto ai tamponi effettuati è del 13,2 % (ieri era dell’11,5%).

Milano resta la città più colpita, con 2.399 nuovi casi, di cui 1.126 in città. Critica la situazione anche a Monza, dove i nuovi pazienti individuati nelle ultime 24 ore sono stati 752 e Varese con 301 nuovi contagi. “Milano, Varese e Monza Brianza sono sorvegliate speciali perché sono le zone dove il virus corre più velocemente”, rimarca il presidente della Lombardia Attilio Fontana, precisando che “in questa seconda fase il virus è molto più diffuso” rispetto ai mesi primaverili.

Impensabile per Fontana un nuovo lockdown a livello nazionale

“Il Paese – dice – non se lo può permettere”. Così non resta che potenziare gli ospedali – in mattinata ha riaperto l’ospedale in Fiera alla presenza dell’ex commissario Guido Bertolaso e la struttura ha accolto già il primo paziente – e introdurre gradualmente misure di contenimento, come il discusso coprifuoco dalle 23 alle 5 di mattina e l’ancora più controversa didattica a distanza.

Sarà abbastanza a frenare la nuova ondata della pandemia? “Ci accontenteremo non che si abbassare la linea dei contagi, ma che si stabilizzasse, perché altrimenti bisognerà prevedere altre misure”, ha fatto notare Fontana che spera che il pacchetto di iniziative contenute nell’ultima ordinanza da lui firmata “impediscano di dover passare alle fasi successive”.

Non tutti i punti dell’ordinanza hanno convinto i sindaci

Alcuni primi cittadini non hanno apprezzato in particolare la decisione di Palazzo Lombardia di chiudere – per il momento solo per 3 settimane – le scuole superiori e tornare all’e-learning, anche nel tentativo di ridurre l’affollamento sui mezzi pubblici. “Alcuni sindaci hanno dichiarato la non accettazione di questa mia ordinanza – ha spiegato il governatore-. Ne ho preso atto e ho ribadito in maniera chiara ed esplicita che mi assumo interamente la responsabilità di questa decisione. L’ho fatto – ha spiegato – perché penso che il nostro compito sia innanzitutto quello di tutelare la salute dei ragazzi, ma anche dei loro genitori e dei loro nonni”.

A dare manforte al governatore, soprattutto i sindaci di Como e Pavia. “La vera scuola è in presenza – spiega il primo cittadino pavese Mario Fabrizio Fracassi – come ha detto lo stesso presidente Fontana, ma i numeri del contagio sono sotto gli occhi di tutti e servono misure decise”. Per questo, a malincuore, “puntare sulla didattica a distanza è una decisione necessaria e come sindaco mi sento di appoggiarla. Anche perché consente di ridurre in maniera significativa gli spostamenti sui mezzi pubblici”.(LaPresse)

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