Whirlpool, il governo non molla su Napoli: pronti gli investitori. Sindacati in piazza

L'azienda ieri ha confermato il suo impegno da 250 milioni di euro fino al 2021 in Italia, rifiutando però il pacchetto da oltre 100 milioni tra decontribuzioni, taglio del costo del lavoro, fiscalità di vantaggio, fondo perduto e prestiti garantiti che l'Italia aveva proposto

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

ROMA – Il governo è al lavoro per un piano di rilancio per il sito di Napoli. Mentre i sindacati protestano in piazza: “Conte ci convochi, la lotta continua”.

I sindacati in piazza

Nel day after dell’addio di Whirlpool allo stabilimento campano, sulla vertenza la tensione rimane altissima, con i 350 lavoratori che chiedono rassicurazioni sul proprio futuro. Secondo quanto è trapelato nelle ultime ore, l’azienda pagherà gli stipendi fino a marzo 2021, ma le parti sociali rimangono sul piede di guerra. “Questa è una battaglia di dignità per la vita delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche di rispetto per le istituzioni italiane. Tutti gli stabilimenti in Italia oggi sono in sciopero perché l’azienda ha dimostrato tutta la sua inaffidabilità”. Lo ha detto Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile elettrodomestico, al termine della protesta in piazza Plebiscito a Napoli. E se la Cisl giudica la chiusura di Napoli “scellerata e ingiustificata”, l’esecutivo lavora pancia a terra per trovare una exit strategy.

Inaccettabile l’atteggiamento di Whirpool

Giovedì sera i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) e Peppe Provenzano (Sud) hanno svolto un’informativa sul caso in Cdm. Ma il mood generale è comune: l’atteggiamento di Whirlpool è inaccettabile, l’Italia non sottostarà ai desiderata e alle pretese della multinazionale Usa. Per questo la sottosegretaria al Mise Alessandra Todde ha annunciato la convocazione di un tavolo permanente. E il governo sta mettendo a un punto un piano futuro per il rilancio di Napoli, con “un progetto molto serio e concreto”.

I nuovi soggetti che interverranno sono già stati individuati, spiegano alcune fonti vicine al dossier, e le interlocuzioni sono in corso per mettere a terra il tutto. Invitalia? Potrebbe subentrare in un secondo momento e il silenzio al tavolo di giovedì è dovuto solo al fatto che si trattava di un incontro strettamente politico, con Whirlpool che doveva ufficializzare la sua dismissione.

La linea dell’azienda

L’azienda ieri ha confermato il suo impegno da 250 milioni di euro fino al 2021 in Italia, rifiutando però il pacchetto da oltre 100 milioni tra decontribuzioni, taglio del costo del lavoro, fiscalità di vantaggio, fondo perduto e prestiti garantiti che l’Italia aveva proposto per rimanere a Napoli. Ora si apre una fase molto delicata e le sigle di settore chiedono di vedere subito il premier. “Come Fim, Fiom, Uilm nazionali abbiamo deciso di scrivere al Presidente del Consiglio Conte, per chiedergli di incontrare i sindacati prima di convocare il tavolo con Whirlpool – si legge in una lettera unitaria – Chiediamo di avere l’occasione di spiegare il punto di vista dei lavoratori e di chiarire che la situazione attuale di Whirlpool è assai diversa da come la Dirigenza aziendale la ha descritta in questi mesi”.

Secondo le parti sociali, il rimbalzo della domanda di mercato sta determinando difatti un forte incremento produttivo in tutte le fabbriche italiane del gruppo e “anche i conti finanziari della multinazionale stanno migliorando e i profitti salgono”. Per questo lo stop a Napoli rimane “odioso” e non si può più mentire ai 350 lavoratori in attesa di un segnale da Palazzo Chigi.

(LaPresse/di Alessandro Banfo)

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