Zingaretti avvisa Conte: “Non navighiamo a vista, sì al Mes”. Intesa con Renzi

A dividere Renzi e Zingaretti, invece, ancora l'alleanza con il M5S

ROMA – L’avviso ai naviganti è partito da un po’. Adesso, con la curva dei contagi in costante crescita e le fughe in avanti delle Regioni, Nicola Zingaretti mette le cose in chiaro con Giuseppe Conte e gli alleati, sulla gestione dell’epidemia come sul Recovery fund, sul Mes come sul percorso ad ora ‘congelato’ delle riforme costituzionali. “Con questo mare in tempesta non è il momento di navigare a vista”, scandisce aprendo la direzione nazionale Dem convocata dopo la tornata elettorale. Il messaggio è evidente: il “maggior peso specifico del Pd” dopo le elezioni regionali esiste, ma il segretario non intende metterlo sul tavolo per rivendicare ‘poltrone’. Quello che il leader Dem vuole è “un cambio di passo”, una visione “comune” sul futuro. Bene, quindi, la volontà espressa dal premier e dagli alleati di lavorare per il ‘Patto di legislatura’, ma non basta. Zingaretti detta le condizioni: chiede “la cessazione di conflitti inutili, dei veti incrociati, di ogni ripicca e imboscata” e invoca responsabilità e unità.

La linea Zingaretti

Il segretario Pd apprezza le parole “nuove e positive” pronunciate da Matteo Renzi e la “maggiore fiducia rispetto alle potenzialità di un’azione comune” arrivata da Luigi Di Maio e gran parte dei 5 stelle, ma vuole “una stretta subito”. Per Zingaretti occorre dare “segnali più univoci, corali”, che abbiano “meno dispersione” per dimostrare che in un momento così difficile “ci siamo insieme come una comune e unita classe dirigente che affronta i problemi insieme”. E insieme, e senza ideologie (“come invece pretenderebbe il M5S”, è la sottolineatura), per il leader dem va affrontato il confronto sul Mes.

L’appello a Conte

Nessuna bandierina, ma un confronto sul merito. E’ qui che Zingaretti contraddice e sfida Conte, e smentisce Di Maio. Il Meccanismo europeo di stabilità, per i Dem, rappresenta un prestito a interessi più bassi rispetto a risorse che altrimenti dovremmo ricercare sul mercato. Il risparmio è di circa 300 milioni l’anno. Tre miliardi in dieci anni. “Una cifra significativa ed ecco perché noi, a partire dal Ministro Gualtieri – sottolinea il leader, viste le voci di un dissidio crescente tra lui e il titolare del Mef – riteniamo utile che si acceda a questo prestito a queste condizioni favorevoli”.

La gestione dell’epidemia

Se il percorso comune partirà e il Governo saprà affrontare, insieme, l’epidemia – è il messaggio – allora sarà più forte, altrimenti, come dice senza troppi giri di parole Andrea Orlando, proprio sulla gestione dell’emergenza e sul rapporto con l’Europa, “rischia di andare in crisi”. L’avviso a Conte, oltre che dal Pd, arriva anche da Matteo Renzi: “Grande” è la “confusione sotto il cielo” nella gestione del Covid. “Non mi stancherò mai di dirlo: non possiamo avere 21 sanità diverse”, attacca. Per il leader di Iv mancano tamponi rapidi, una tracciabilità seria, trasporti pubblici e terapie intensive. “Chiederemo conto nelle sedi opportune di queste lacune – avverte -. E siccome i soldi servono, insistere a rinunciare al Mes smette di essere ideologia e inizia a essere masochismo”.

L’alleanza con il M5S

A dividere Renzi e Zingaretti, invece, ancora l’alleanza con il M5S. Il segretario Pd insiste per “tentare ovunque l’alleanza”, ma avverte: “Non mi riferisco in alcun modo a baratti nazionali, geometrie di vertice, candidati decisi in modo politicistico e calati dall’alto. Tutto deve essere misurato nei territori”. Ogni riferimento a Roma è puramente casuale. Anche in questo caso è Orlando a parlar chiaro: nella Capitale “l’ostacolo è Virginia Raggi. Se si rimuove quella pietra – ammette – nulla impedisce che la coalizione si realizzi anche qui”.

(LaPresse/di Nadia Pietrafitta)

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